Stupida sfortunata e polemica. A vostro rischio e pericolo.
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intermittenza psicotica
Ognuno di noi ha qualche momento in cui magari non si riconosce completamente e dice o commette sciocchezze. Che rimangono nella storia, ovviamente. Sono intermittenze.
non ho ancora superato i miei problemi con le masse di persone. me ne sono resa conto nel modo peggiore. mi sento ancora soffocare, mi sento rimpicciolire. non gestisco la tensione. non tollero la presenza di certa gente. mi sento estranea ed aliena. non comprendo certi comportamenti. io amo i colori. esco per divertirmi, la sera. penso di avere un'ottima conoscenza musicale. e culturalmente non sono niente male. sono una tipa da centro sociale. sono una tipa da birra la pub, anche se bevo solo superalcoolici. leggo una quantità di libri imbarazzante. alcuni sono imbarazzanti anche per i contenuti. ho delle lacune nella mia educazione, e sopperisco a questa mancanza con l'impegno e l'interesse per quel che faccio. inizio trecento cose diverse e non ne finisco mai una. talvolta ho idee grandiose per "la mia arte", che poi però si riducono ad essere aria fritta. sono una tipa da "andiamo a giocolare al parchetto". sono tollerante, sono accondiscendente e cerco di mediare, evitando sempre lo scontro, se possibile. non mi arrabbio quasi mai. compro il giornale tutti i giorni e lo leggo in pausa pranzo. ho smesso di scrivere quand'è morto papà. ogni tanto dimentico le date importanti, ma ricordo a memoria tutti i compleanni dei miei amici e dei miei parenti. ogni tanto anche i numeri di cellulare. so citare senza sforzo le frasi di almeno 5 film, quasi per intero. ed anche in lingua originale. non mi interessa cosa pensa la gente delle mie acconciature o dei miei vestiti. indosso gioielli di poco valore a livello economico, ma grandissimo a livello affettivo. se ne avessi la possibilità viaggerei tutta la vita.
ho avuto una serie di relazioni sbagliate, che mi hanno disillusa. non mi interessa più. ho un senso dell'umorismo distorto. oltre a mio padre, pochi altri personaggi li identifico come eroi: alessandro il grande, nikola tesla, david bowie, salvador dalì e j.d.salinger. ci sono stati una professoressa ed un libro che mi hanno cambiato la vita, e mi hanno detto la verità su di me. sono scurrile e volgare. sono trasandata nello stile di vita. ho quasi sempre sonno. ho paura del confronto. ho paura del giudizio. non sono proprio sfortunata, ma diciamo che ho meno fortuna della media. da piccola non ho mai imparato a fare la ruota, e non ho mai praticato regolarmente uno sport di squadra. sono imbranata come una foca nel 90% delle cose che faccio. a volte fingo di capire quel che mi viene detto anche se non è vero. sono testarda. ho imparato che posso contare esclusivamente su me stessa senza danno.
sono tutte queste cose e molto altro. ed una persona me l'aveva fatte perdere. mi aveva svalutata, svuotata. era perfino riuscito nell'intento di farmi perdere l'autostima, allo scopo di accrescere la sua. era riuscito nell'intento di farmi sentire una persona piccola, nonostante fossi ben consapevole del fatto che la persona piccola fosse lui.
è stato solo ritrovarmi in un ammasso di gente come lui, in una situazione dalla quale non era possibile andarmene, fra persone come lui, che mi ha aperto gli occhi e la mente. ed ora mi chiedo com'è possibile che sia successo, com'è possibile che mi sia buttata via per così poco. mai più dubiterò di me.
invito un po' di persone a cena. vecchi compagni di scuola, ed il gruppo storico. arrivati in cortile, propongo di restare un po' giù al fresco, anzichè salire subito a cena. accettano tutti di buon grado. bene, penso.
se non fosse che comincia ad arrivare un sacco di gente che non conosco, ed anche chi conosco tende a non avermi in nota, nessuno si interessa, cominciano a distruggermi il giardino. nessuno mi da ascolto.
la ragazza portoghese di un mio amico mi si avvicina e mi chiede se va tutto bene. io piango e rispondo che non so cosa fare, guarda che casino. ci sono perfino dei drogatelli vicino alla rete di recinzione, e stanno palesemente male. mi viene il dubbio di dover chiamare il pronto soccorso e finire anche nei guai.
ma rinsavisco. mi asciugo gli occhi, rimbocco le maniche, e comincio a cacciare via tutti. a partire dagli sconosciuti, e poi anche tutti gli altri. "voi tre! chi cazzo siete? via di qui. ORA" "e voi? chi vi conosce? FUORI."
se ne sono andati praticamente tutti. giro l'angolo della casa, per andare all'ingresso, e seduti contro il muro di mattoni, ci sono 4 pupazzi di pezza, che parlottano tra di loro. mi fermo e li guardo. e loro smettono di parlare. "e voi chi siete?", chiedo. mentre uno dei pupazzi, l'elefantino arancione con le orecchie viola, si alza, un altro, bislungo e azzurro e con un gran naso, mi risponde. l'elefantino mi abbraccia una gamba in segno di affetto. "noi siamo problemi", mi dice il pupazzo azzurro. ah, penso. "non è che potreste andarvene anche voi?", domando gentilmente. dalla proboscide dell'elefantino esce una scia di cuoricini rossi. gli altri 3 pupazzi si alzano in piedi, e si incamminano verso il cancello. "certo che l'Amore è proprio stupido", dice il pupazzo azzurro. Amore, l'elefantino, si stacca dalla mia gamba e li raggiunge.
e se ne vanno.
dresdenbell: "non so perchè, ma peter pan lo vedo assolutamente azzeccato! :)" luso: "sarà abbastanza famoso? Non dico quanto Corona o Noemi, ma almeno come Belen..." dresdenbell: "ma sì, dai... secondo me l'hanno appena ingaggiato per partecipare all'isola dei famosi. quindi va bene..." luso: "sì l'isola dei famosi che non c'è :)" dresdenbell: "proprio la battuta che andavo cercando... ;)" luso: "C'è anche il Grande Campanello, primogenito della famiglia di campanellino... e La Spugna, Hook Factor, Uomini e Fate, Amici di Wendy, Ballando Sotto la Seconda-stella-a-destra... :) sono un genio"
ogni volta che una delle mie relazioni finisce, e resto single (il che capita abbastanza di frequente, mi duole ammetterlo), attraverso immancabilmente un periodo, per così dire, “nostalgico”. ma, come ho già detto altre volte, solitamente non è la persona in sé a mancarmi. sono stata davvero innamorata solo una volta nella mia vita, e solo quella persona mi è mancata veramente. per il resto sento la mancanza del mero contatto fisico. ma non del sesso.
mi mancano gli abbracci. mi manca avere qualcuno da circondare, e dal quale farmi avvolgere. mi mancano gli abbracci teneri ed incondizionati, dati in piedi, mentre affondi il viso nell'incavo tra la spalla ed il collo e resti a sentire il suo profumo. mi mancano gli abbracci del primo mattino, quando ti svegli, apri gli occhi, fissi la parete, e subito ti senti avviluppare da un paio di braccia che ti trascinano verso il legittimo proprietario. giusto per iniziare bene la giornata. mi mancano gli abbracci focosi, quelli che ti sollevano da terra, che ti fanno capire quanto ti desidera. magari non è vero, ma il risultato lo ottengono lo stesso... mi mancano gli abbracci scherzosi di quando per gioco ti cinge la vita, ed improvvisa un balletto. perchè è stupido e divertente, e perchè lui sa che è questo il genere di stupidaggini che ti fa ridere.
sono queste le cose che mi mancano alla fine di un rapporto, dopotutto.
c'è chi ha detto che se avessi ancora un padre, che se non avessi subìto quel trauma, forse non andrei cercando tutto questo affetto (che sento mancarmi immensamente). che non avrei così paura di restare sola.
in realtà sono convinta non sia così. anche prima della morte di papà, sentivo questa carenza. forse è qualcosa che va al di là.
forse non è solo ricerca d'affetto, forse si tratta anche del bisogno di avere qualcosa di saldo a cui potermi aggrappare, per non cadere ancora.
so che emotivamente sono piena di appigli, ma probabilmente a volte non basta.
"Era il quarto giorno, ed era l’alba. Sul palco c’era Jimi Hendrix che sembrava scatenare la folgore con la chitarra elettrica, e di fronte a lui, in un paesaggio apparentemente devastato, gli ultimi testimoni di un evento che, a modo suo, stava mutando i connotati della storia del novecento. In 400 mila - certi pensano che fossero un milione - si erano riversati sul prato della fattoria del signor Yasgur, a Bethel, per quello che è passato alla storia come il Festival di Woodstock. Dovevano essere solo tre giorni di pace, amore e musica, e fu invece il momento culminante di un processo sociale e culturale che trasformò i giovani in soggetto politico globale, la musica in un collante identitario formidabile, e quella immensa distesa umana nella prima incarnazione di qualcosa che fino a quel momento era stata solo un’utopia. Certo, c’era della grande, grandissima, musica, qualcosa che mai era stata ascoltata e vissuta in quel modo - Hendrix, gli Who, gli «esordienti» Crosby Stills Nash & Young e Santana, i Jefferson Airplane, ma anche Joe Cocker, i Creedence, Joan Baez e Sly & the Family Stone e tantissimi altri - c’era la gente che girava nuda, quelli che ballavano sotto la pioggia torrenziale, le ragazze che partorivano (si segnalarono due o tre parti, durante il festival), qualche visionario lisergico a cantare nenie orientali. Sembrò che mai prima d’allora fossero stati così vicini l’apocalisse e l’alba di una nuova era: le autorità avevano dichiarato lo stato d’emergenza, gli elicotteri volteggiavano nel cielo come sopra Saigon, il primo giorno il traffico era completamente congestionato in un raggio di svariati chilometri, il campo del signor Yasgur completamente distrutto. [...] l’allora sconosciuto Martin Scorsese, oltre a montare successivamente il film, dirigeva le riprese sul palco: quelle che hanno portato ad ogni angolo della terra le espressioni di Hendrix mentre suona un Inno americano distorto e ululante come le sirene, le bombe e le mitragliatrici del Vietnam."