Stupida sfortunata e polemica. A vostro rischio e pericolo.
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intermittenza psicotica
Ognuno di noi ha qualche momento in cui magari non si riconosce completamente e dice o commette sciocchezze. Che rimangono nella storia, ovviamente. Sono intermittenze.
tempo addietro scrissi un post, nel quale dedicai mentalmente questa canzone ad una persona. ora riascoltandola, mi rendo conto che posso dedicarla solo a me stessa.
ogni volta che una delle mie relazioni finisce, e resto single (il che capita abbastanza di frequente, mi duole ammetterlo), attraverso immancabilmente un periodo, per così dire, “nostalgico”. ma, come ho già detto altre volte, solitamente non è la persona in sé a mancarmi. sono stata davvero innamorata solo una volta nella mia vita, e solo quella persona mi è mancata veramente. per il resto sento la mancanza del mero contatto fisico. ma non del sesso.
mi mancano gli abbracci. mi manca avere qualcuno da circondare, e dal quale farmi avvolgere. mi mancano gli abbracci teneri ed incondizionati, dati in piedi, mentre affondi il viso nell'incavo tra la spalla ed il collo e resti a sentire il suo profumo. mi mancano gli abbracci del primo mattino, quando ti svegli, apri gli occhi, fissi la parete, e subito ti senti avviluppare da un paio di braccia che ti trascinano verso il legittimo proprietario. giusto per iniziare bene la giornata. mi mancano gli abbracci focosi, quelli che ti sollevano da terra, che ti fanno capire quanto ti desidera. magari non è vero, ma il risultato lo ottengono lo stesso... mi mancano gli abbracci scherzosi di quando per gioco ti cinge la vita, ed improvvisa un balletto. perchè è stupido e divertente, e perchè lui sa che è questo il genere di stupidaggini che ti fa ridere.
sono queste le cose che mi mancano alla fine di un rapporto, dopotutto.
c'è chi ha detto che se avessi ancora un padre, che se non avessi subìto quel trauma, forse non andrei cercando tutto questo affetto (che sento mancarmi immensamente). che non avrei così paura di restare sola.
in realtà sono convinta non sia così. anche prima della morte di papà, sentivo questa carenza. forse è qualcosa che va al di là.
forse non è solo ricerca d'affetto, forse si tratta anche del bisogno di avere qualcosa di saldo a cui potermi aggrappare, per non cadere ancora.
so che emotivamente sono piena di appigli, ma probabilmente a volte non basta.
"Era il quarto giorno, ed era l’alba. Sul palco c’era Jimi Hendrix che sembrava scatenare la folgore con la chitarra elettrica, e di fronte a lui, in un paesaggio apparentemente devastato, gli ultimi testimoni di un evento che, a modo suo, stava mutando i connotati della storia del novecento. In 400 mila - certi pensano che fossero un milione - si erano riversati sul prato della fattoria del signor Yasgur, a Bethel, per quello che è passato alla storia come il Festival di Woodstock. Dovevano essere solo tre giorni di pace, amore e musica, e fu invece il momento culminante di un processo sociale e culturale che trasformò i giovani in soggetto politico globale, la musica in un collante identitario formidabile, e quella immensa distesa umana nella prima incarnazione di qualcosa che fino a quel momento era stata solo un’utopia. Certo, c’era della grande, grandissima, musica, qualcosa che mai era stata ascoltata e vissuta in quel modo - Hendrix, gli Who, gli «esordienti» Crosby Stills Nash & Young e Santana, i Jefferson Airplane, ma anche Joe Cocker, i Creedence, Joan Baez e Sly & the Family Stone e tantissimi altri - c’era la gente che girava nuda, quelli che ballavano sotto la pioggia torrenziale, le ragazze che partorivano (si segnalarono due o tre parti, durante il festival), qualche visionario lisergico a cantare nenie orientali. Sembrò che mai prima d’allora fossero stati così vicini l’apocalisse e l’alba di una nuova era: le autorità avevano dichiarato lo stato d’emergenza, gli elicotteri volteggiavano nel cielo come sopra Saigon, il primo giorno il traffico era completamente congestionato in un raggio di svariati chilometri, il campo del signor Yasgur completamente distrutto. [...] l’allora sconosciuto Martin Scorsese, oltre a montare successivamente il film, dirigeva le riprese sul palco: quelle che hanno portato ad ogni angolo della terra le espressioni di Hendrix mentre suona un Inno americano distorto e ululante come le sirene, le bombe e le mitragliatrici del Vietnam."
almeno una volta su dieci mi rovino la pausa pranzo a causa della gente che ho intorno al bar. perchè mangio male se devo sentire certe cazzate.
stamani durante il mio pranzo, col mio giornale aperto in grembo, non ho potuto fare a meno di sentire (ascoltare no. AVREI VOLUTO non sentire, ma il volume della voce era troppo alto per poterla evitare...) i discorsi della coppia di ultracinquantenni nel tavolo di fianco al mio (ebbene sì, è triste, ma pranzo da sola tutti i giorni). lei era qualcosa di insostenibile: qualsiasi cosa dicesse il marito, qualsiasi argomento introducesse, lei si inseriva esordendo con "perchè loro..." riferendosi alle 'altre persone', agli 'altri' in generale. ed erano sempre cose negative, ovviamente. "perchè loro non dovrebbero fare così", "loro fanno questo, loro fanno quello", "loro, che gentaglia", "loro hanno votato così perchè credono che...", "loro non sono in grado di pensare", "loro sono ignoranti". "loro sono la cosa peggiore per l'Italia". non hai mai definito questo "loro", ma era evidente dai discorsi (politici e non) che i sottintesi erano TUTTI gli altri. tutti gli altri a parte lei. perchè lei ha le idee migliori, perchè lei è più brava di chiunque, di tutti noi. lei è nel giusto, lei non sbaglia mai. lei ha idee corrette, una morale di ferro. FANCULO.
questo Paese va a puttane e gran parte delle colpa è SUA, signora. vada a farsi fottere.
ok. come ben sapete, la vostra amata dresdenbell, è particolarmente sfortunata. oggi di più. oltre ad aver dimenticato le chiavi dell'ufficio, ed aver troncato la mia relazione con l'ennesimo uomo che invece di cercare di rendermi felice riusciva solo a farmi star male, ho rotto ANCHE la mia collana preferita (di mia madre, oltretutto) e piove. è il primo giorno di giugno e piove. non dovrebbe piovere. voglio l'estate, voglio il sole, il mare, voglio uscire il sabato pomeriggio ed andare ad abbronzarmi al parchetto. e invece no. piove, stramaledetto il clero.
piove e mi sento un po' giù.
oggi non ho comprato il giornale. la situazione italiana mi rende ogni giorno più abbattuta e disgustata. ogni tanto leggo quache notizia di ribellione e mi commuovo. no, sul serio. mi commuovo leggendo il giornale. roba da matti. comunque. nessuno (fra gli italiani medi) sembra rendersi conto davvero di quel che succede. di quanto schifo faccia tutto ciò. ma non voglio parlare di politica in questo blog. o per lo meno non adesso.
intermittenze è un po' abbandonato al suo destino, ultimamente... mi dolgo di ciò, perchè sono affezionata a questo blog, ma i vari impegni e la vita in generale mi tengono lontana. so che dovrei aggiornare più spesso, e spero di poterlo fare a breve.
nel frattempo, riassumendo quel che è successo nelle ultime settimane, mi sono fatta tatuare (v. foto - grazie ancora ragazzi, è stato un regalo splendido!!!), ho riflettuto sul mio futuro, ho lasciato il mio uomo. sto pensando sempre più spesso al mio lavoro. mi sto concentrando su me stessa. a volte sembra quasi funzionare...