about
DresdenBell, un puffo horrendo

Stupida sfortunata e polemica. A vostro rischio e pericolo.


*loading* visitatori.



intermittenza psicotica

Ognuno di noi ha qualche momento in cui magari non si riconosce completamente e dice o commette sciocchezze. Che rimangono nella storia, ovviamente. Sono intermittenze.



links
AltaInfedeltĂ  Blog in Crisi Cacciucco di China Calvin&Hobbes DeviantArt DresdenBellONdeviantArt Emily the Strange I.E.E.E. Inkspinster Kris Wilson's Comics LaBez La Casa dell'Accrocchio La Locanda Nel Nulla Le Malvestite Lovebone Monty Mutts NonnAbelarda PostSecret SpyroComics Steve McCurry Tarocchi e Capezzoli di Gomma UoVoBW's Blog Yue Zidane y Va a Cagher Zits
commenti
maestrobuitre in i won.

categorie
about the blog
diario di un porto dio
disegni strambi
foto a caso
fumetti
inutilmente bello
kolchoz 53
maledetta da qualche dio
mostrini malati
photosss
polemica sterile
serietĂ 
subconscio bizzarro
traumi infantili
trip cosmici
videonscreen
weirdo

archivio
oggi
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
aprile 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006


credits
template: let down.
immagine: dresdenbell.
header
dresdenbell, venerdì, 29 febbraio 2008 at 20:08, commenti (5) ?
about the blog, disegni strambi, inutilmente bello.

beh, nessuno dice niente? :P







evening @ debian cafè
dresdenbell, domenica, 24 febbraio 2008 at 15:02, commenti (4) ?
serietĂ , weirdo, photosss, foto a caso.

come già accennato nel blog degli yue e di arthur cravan, giovedì 21 febbraio serata elettronica al debian cafè in quel di torino. serata alla quale ho partecipato in veste di amica e fotografa molesta... ;) il risultato della serata lo potete ammirare nelle foto qui sotto, anche se, devo ammettere, in parte si capisce poco: ho scattato quasi tutte le foto senza flash (per lo meno quelle con la digitale). lo scatto è più artistico, ma meno dettagliato, purtroppo. non temete, comunque, presto posterò anche gli scatti realizzati con la reflex, con la quale ho utilizzato il flash. dovete solo aspettare lo sviluppo del rullino ;) nel frattempo, eccovi un assaggio della serata.. ;)

tore e bagna all'opera come dj e vj della serata ;)

tore diggei.






















si spengono le luci.. tore e bagna (nella foto di destra con la presenza di arthur cravan a supporto :D ) continuano imperturbabili il live dj+vj set. il bagliore rosso che proviene dal Monolito a fare da cornice alla performance.

il Monolito come non lo avete mai visto: da vicino. ;P

il nostro amico arthur cravan si prepara per il live. :)

arthur cravan, affiancato eccezionalmente dal nostro vj bagna, si esibisce :)

bring da noize! :D

e concludiamo la serie di fotografie con la consueta pazzia nel cervello! ;D tore, illuminato dal fascio di luce del proiettore, si lancia in una frenetica danza! cioè, peeeezo! vede la musica! conceptronic! ;D

peccato per il poco pubblico, la serata è stata carina, a base di ottima musica, di birra e cari amici (tra i quali anche sister confusion :D ). in attesa di suonare su palchi più grandi... ;)





Irene

san valentino
dresdenbell, venerdì, 15 febbraio 2008 at 08:32, commenti (4) ?
serietĂ , weirdo, polemica sterile, about the blog, inutilmente bello.

ho sempre detestato san valentino. in parte, temo, perchè la maggior parte delle volte ero sola come un cane, a deprimermi per tutte queste insensate profusioni d'amore che si vedevano in giro. e perchè come tutti sappiamo, e non facciamo altro che ripeterci, è solamente una festa commerciale. così avevo deciso di scrivere un post furbissimo anti-sanvalentiniano, un po' ironico anche. avevo già in mente tutto: l'immagine, l'inizio, la chiusura del post. volevo scrivere un post furbissimo che portasse l'attenzione sul fatto che san valentino non è una celebrazione dell'amore, ma un giorno da usare come jolly per farsi perdonare tutto dal partner. volevo scrivere questo post furbissimo, insomma... poi ho ricevuto una rosa.



la mia volontà è debole come ghiaccio sottile, e finisce sempre che mi sciolgo con niente..

..ma oggi sono in pace col mondo.



edit: la foto adesso è effettivamente della rosa che mi è stata regalata. ;P potete trovare come al solito le altre foto qui.




Irene



il peggio video di sempre
dresdenbell, venerdì, 08 febbraio 2008 at 18:43, commenti (4) ?
polemica sterile, videonscreen.

visto il discreto successo ottenuto dall'ultimo post, nel quale compariva la mia amica rihanna, donna dalle mille risorse (minerarie??), ho deciso di scrivere un nuovo post in tema col precedente. in effetti, come mi è stato fatto notare dal mio amico tore, di video peggiori rispetto a quello di rihanna ce n'è parecchi. e già lo sapevo, ma questo dato di fatto, mi ha portata a rivedere mentalmente tutti i peggiori video musicali della storia, e a farne una classifica. mi accingo quindi a commentare un video, che supera in bruttezza cose come "everybody get up" dei five, "all the things she said" delle t.a.t.u., "genie in a bottle" di christina aguilera e "everyday" dei bon jovi. un video che resterà nella storia grazie all'assurdità delle sue scene, all'idiozia del regista, e cosa ancora peggiore, alla qualità della canzone. un video che nessuno può dimenticare....
"survivor" delle destiny's child.


come per la loro collega di ieri, mi asterrò dall'esprimere il mio giudizio sulla qualità della canzone, e mi limiterò a commentare il video, togliendo l'audio per non farmi salire il solito rigurgito anti-poppettar-commerciale.
il video inizia con una scena alla "james bond", in cui compare un'inquadratura a caso di una distesa d'acqua (probabilmente il laghetto del giardino privato di beyoncè knowles), con in sottofondo un insensato rumore di pale di elicottero (che stranamente sembra essere invisibile) e la scritta in verde acido stile matrix "da qualche parte nel pacifico meridionale". interessante. scopriamone di più..
quindi la scena cambia, dell'elicottero non si ha più traccia perchè con nostra grande gioia è sparito nel triangolo delle bermuda, nonostante si trovi nell'atlantico, e veniamo catapultati sulle rive di un'isola, che dovrebbe presumibilmente essere deserta. una specie di paradiso tropicale incontaminato. vengono così introdotte anche le nostre 3 pulzelle dalla voce soave, le destiny's child.
da quello che possiamo intuire dai vestiti eleganti strappati in punti tattici, per mostrare CASUALMENTE l'ombelico e la scollatura (strappati poi da cosa, in mare? dai rovi marini? dal bordo tondeggiante del gommone? dai gabbiani che hanno deciso di far loro i dispetti?) e dal gommone arancione sul quale è adagiata in posa sexy una delle tre, che le nostre eroine siano state vittime di un naufragio (notare comunque il trucco "acqua e sapone" perfettamente rifinito e l'acconciatura che cade in maniera naturale). proseguiamo.
le nostre donzelle si risvegliano sulle rive di questa splendida spiaggia, dopo la tragedia del naufragio, e la prima cosa che fanno, è cantare e gattonare in maniera "sensuale" sulla sabbia. gattonare, per poter esibire come la loro collega nel post precedente, la solita posa a novanta gradi, per mostrare i glutei e lo stacco di coscia, o per meglio dire, a ricordare la classica posizione da film porno, e perciò attirare l'attenzione dello spettatore uomo. ma poi, come in tutti i migliori video pop, parte il balletto. quindi io mi immagino queste 3 "sopravvissute", che dopo essersi risvegliate su una spiaggia sconosciuta, senza nient'altro che un misero straccetto addosso, niente cibo, niente acqua, niente di niente, si mettono a ballare una coreografia a caso come prima cosa. certo, lo farei anch'io. chi non lo farebbe?
al che una di loro nota qualcosa, e scatta il colpo di genio. c'è una sottospecie di capanna, e appese all'esteno, delle pelli d'animali (certamente toponi lunghi mezzo metro) lasciate incustodite. il colpo di genio è quindi questo: rubare le pelli per fabbricarne vestiti. non "cercare l'individuo/gli individui che abitano l'isola e chiedere aiuto", non "trovare cibo e acqua", non "trovare un rifugio", ma fabbricarsi vestiti (che tra l'altro già possiedono, nonostante siano laceri e bagnati). così vediamo le nostre donne forti con i loro nuovi capi d'abbigliamento d'alta moda, ricavati da animali morti. che a questo punto si potrebbe scatenare una rivolta degli animalisti ed un attentato alle case di queste "cantanti", solo per aver accennato al fatto di indossare pelli vere. ma lasciamo perdere. i capelli delle 3 si sono magicamente asciugati ed hanno assunto pieghe marmoree perfette, con boccoli dorati che scendono sensuali sulle spalle, senza un filo di crespo nonostante l'umidità. i nuovi capi d'haute couture (che com'era prevedibile sono ridottissimi e palesemente ricavati appiccicando le pelli su reggiseni dei quali si vede la chiusura ogni volta che una di loro volta le spalle alla telecamera) richiamano la memoria del maschio telespettatore alle bestie selvagge che popolano l'intero globo terracqueo, col risultato di scatenare gli istinti primordiali animaleschi dello stesso, tra i quali quello sessuale. a supporto di tutto ciò, le nostre eroine ammiccano e si muovono agili tra un canneto improbabile, come fossero animali in gabbia (vedi le famose "panterone"). se tutto ciò non fosse sufficiente ad eccitare lo spettatore maschile, aggiungono al completo selvaggio, due moonboots di pelo che fanno ribrezzo e lasciano il pubblico femminile con un misto di smarrimento, perplessità e con un vago senso di terrore.
finalmente le tre sventurate sembrano capire la gravità della situazione, che ne andrebbe della loro vita, se non riuscissero a procurarsi qualcosa da mettere sotto i denti, cosicchè, decidono di cacciare. in 3 con una lancia sola. una lancia. ricavata da un ramo PERFETTAMENTE dritto e cilindrico. e quale posto migliore per cacciare con una lancia se non un laghetto? d'altronde è risaputo che l'attrezzo migliore per pescare è una lancia. e come si può ben vedere dallo sguardo della capocaccia (quella che tiene la lancia), i pesci se ne stanno non nell'acqua, ma in aria, ed il modo corretto per acchiapparli è tenere l'arma orizzontalmente con entrambe le mani. oltretutto, in una situazione normale, le nostre piccole esploratrici non sarebbero mai uscite vive dall'acqua, in quanto sarebbero immediatamente state dissanguate da circa un miliardo e mezzo di sanguisughe, zanzare grosse come piccoli yorkshire terrier (sì, sì, con tanto di pelo), e qualche altra specie sconosciuta di insetti probabilmente risalenti al periodo preistorico.
forse allarmate da questo pensiero, le destiny's child decidono di scalare la cascata a mani nude. per niente scivolose, le rocce offrono loro un sostegno perfetto e assolutamente sicuro per arrivare fino in cima. ed è qui che dopo queste mille peripezie le amiche del cuore fanno un'incredibile scoperta!
rovine pseudo-inca-azteche-maya! assolutamente verosimile che esistano costruzioni del genere in un'isoletta di un chilometro quadrato sperduta IN MEZZO ALL'OCEANO PACIFICO MERIDIONALE.
anche qui le nostre sventurate fanciulle hanno l'idea del secolo. indossano abiti militari (che si sa, lì crescono sugli alberi), anfibi (che invece spuntano dal terreno come funghi) e gioielli caduti dal cielo come la manna, e si mettono a ballare funkeggianti sulla cima di questo antico templio, insieme ad almeno un'altra decina di persone sbucate dal nulla, con le quali non hanno scambiato nemmeno mezza sillaba. ovviamente gli abitanti dell'isola (anche loro naufragati precedentemente dopo un altro disastro nautico?), indossano vestiti in tinta con le ragazze e sembrano accoglierle calorosamente unendosi al ballo.
la coreografia inutile più brutta mai vista dura all'incirca il tempo di morire schiumando dalla bocca. le tre superdonne passano così a sfoggiare le loro migliori pose plastiche rivolte al cielo, a ritmo di musica e sincronizzate coi lampi della tempesta che si è scatenata improvvisamente, oscurando il tutto come se fosse notte. nemmeno gli uragani sono così spaventosi. nemmeno i monsoni.
ma ecco che il regista decide di svelarci qualcosa di più su come le ragazze sono arrivate sull'isola, con un flashback coi fiocchi, richiamato dal temporale, filo conduttore tra il balletto in cima al templio e il naufragio a bordo del gommone di salvataggio, che viene sballottato in mezzo al mare dalla furia della tempesta. tempesta fatta solo di vento e lampi, dato che non v'è traccia di gocce d'acqua. e qui la canzone raggiunge il climax emotivo. il pathos è alle stelle.
ma ecco che si apre una breccia di speranza! viene avvistato un elicottero! (qui da notare il colpo di genio del regista: l'elicottero viene avvistato nel cielo terso e sereno, e nell'inquadratura subito dopo, dove le tre "cantanti" fuggono verso lo stesso, il cielo è completamente nero e in tempesta, con tanto di lampi. geniale.) le destiny's child si precipitano dunque verso la loro unica via di salvezza, capicollando lungo tutta l'isola, correndo come forsennate, lasciando indietro tutta l'altra gente che fino a poco fa ballava insieme a loro. chissenefrega! corriamo, mettiamoci in salvo! ammazza quello lì, sta cercando di seguirci! tiè! c'è posto solo per noi sull'elicottero, bastardo!
dopo essersi guadagnate la salvezza uccidendo tutte le altre persone presenti sull'isolotto (le scene in questione sono state tagliate perchè considerate troppo crude), le tre "artiste" della canzone pop corrono, felici d'essersi salvate, in riva al mare, sollevando schizzi d'acqua dalle onde che lambiscono loro le gambe, al tramonto, come nei migliori lieto fine dei film romantici, cosicchè tutto ciò lasci un barlume di felicità e speranza nel tuo cuore. che la loro storia ti serva di lezione. mai abbattersi, mai darsi per vinti, ma lottare, perchè le cose andranno per il meglio. c'è sempre una via d'uscita. e soprattutto, in casi di pericolo, quando la tua stessa vita è minacciata... balla.





Irene


l'imbarazzo d'essere popstar
dresdenbell, giovedì, 07 febbraio 2008 at 16:45, commenti (4) ?
polemica sterile, videonscreen.



sì, è un video di rihanna. e voglio commentarlo, poichè ho passato gli ennesimi 2 giorni chiusa in casa con l'influenza a guardare svogliatamente la tv. ok, guardare è una parola grossa. diciamo tenendola in sottofondo.
sicchè, l'altro giorno chi ti vedo facendo pigramente zapping sui canali di mtv? lei. rihanna. lei, la sculettante poppettara "fescion" e diciamocelo, anche un po' "fetish" (nella foto a destra un suo primo piano). ;P
abitualmente, appena mi giungono alle orecchie le prime due note delle solite, insulse canzoncine pop, cambio immediatamente canale, rivolgendo piuttosto la mia attenzione sui cartoni animati. almeno quelli non mi urtano i nervi. ma stavolta c'è stata come una forza sconosciuta che mi ha trattenuta. il senso di disgusto che inizialmente ho provato, si è poi trasformato in incredulità, poi in malessere diffuso, che è stato poi rimpiazzato da un irrefrenabile moto di risate. alla fine del video mi sentivo imbarazzata io per lei. mi sentivo imbarazzata per l'intero genere femminile. ora..
già il video parte male. lei arriva su una ferrari. com'è noto a tutti, ogni meccanico che si rispetti, guadagna abbastanza soldi da permettersi una ferrari. lucidissima tra l'altro. appena uscita dal concessionario. e la parcheggia in mezzo all'officina. un'officina piena di strumenti di morte e scintille. splendida scelta. poi scende, lasciando le luci accese, ovviamente, tanto che le frega?! si scarica la batteria ed è in officina, meglio di così.. sprechiamo pure energia.. scende ed è anche peggio. scende e tralasciando il suo pessimo abbigliamento e la sua acconciatura orrenda, che nessuno ha ancora avuto cuore di farle notare che le sta peggio di un coperchio del cesso come berretto, mi concentrerei sulle sue meravigliose calzature. bordeaux. leopardate. che demoliscono il gusto del kitsch neanche fosse un castello di carte spianato da una ruspa. non è quel kitsch per il quale dici "è talmente brutto che è bello". no, le sue scarpe sono brutte e basta. fine. fanno orrore, rihanna. renditene conto. che poi, voglio dire, con quel tacco (12, come minimo), guidare è un'agonia. figuriamoci lavorare come meccanico. ce le vedo le poche donne che lavorano come meccanico che di giorno vanno a lavorare con quei tacchi. donne che SICURAMENTE hanno tutte l'aspetto di rihanna e delle sue colleghe. le avete viste, nel video, no? tutte bruttissime, vero? tutte grasse e col corpo segnato dalle fatiche del lavoro. con la tuta blu da operaia macchiata di grasso nero, i capelli raccolti perchè non si ha avuto tempo di lavarli e senza trucco, tanto chi ti vede, quando sei con la faccia su un motore o sotto l'auto a fare il tuo lavoro? oppure.. aspetta, no, mi sto sbagliando! non è così nel video! mi prendesse un colpo! e io che pensavo fosse così che si lavora! invece no.. loro vanno a lavorare con gli hotpants e la parte sopra del bikini, così stanno più comode, con le bocce che sbatacchiano di qua e di là. tra l'altro rischiando di ustionarsi la pelle con tutte quelle scintille (che non si sa bene da dove vengono..). inoltre sono tutte ragazze giovanissime, belle, ed in perfetta forma. ragazze così CERTAMENTE ne sapranno a pacchi di motori, no? ma lasciamo stare, non voglio soffermarmi troppo a lungo su tutti gli aspetti maschilisti di quest'immagine, perchè si fa anche fin troppa polemica al riguardo. lascio la scena per i sogni più arditi dei veri meccanici.
torniamo alla nostra rihanna. che è scesa dalla sua macchina che a differenza nostra, non le è costata tutt'e due i reni e qualche altro organo, ma uno sputazzo su un assegno. è scesa, ha camminato ancheggiando quei 2 metri, e s'è fermata in questa posa plastica da panterona, con movimento del fianco e movimento della testa (con annessa capigliatura orrenda), scrutando le colleghe, il tutto solo per togliersi gli occhiali da sole. firmati, com'è ovvio. poi comincia la musica. notare che la musica incomincia solo a questo punto, dopo che sono innorridita almeno 5 o 6 volte, assalita da conati di vomito. naturalmente non mi prendo nemmeno la briga di commentare la qualità della musica, perchè potete giudicare anche da voi.
e così, la nostra rihanna comincia il suo lavoro, con gran spreco di sorrisi verso le amiche/colleghe, preparando i propri attrezzi (forse si munisce di chiave inglese -che immagino le servirà MOLTISSIMO nel mettere a punto il suo motore..), ed infilandosi un lurido fazzolettino nella cintola dei pantaloni. fazzolettino inutile, se non per dare quella parvenza di sporcizia da duro lavoro d'officina e per inquadrarle il culo. anzi, probabilmente serve solo al secondo scopo. si dirige verso una macchina a caso, armeggia un po' sotto il cofano aperto, così, per passare il tempo. ma non troppo, sennò poi le si rovina la manicure. così scatta il balletto. balletto insieme alle colleghe con altre, ennesime pose "sexy", intervallato da inquadrature di lei che mostra le chiappe su una macchina ricoperta d'oro. in officina ci si diverte un sacco!
però non si può sempre ballare, bisogna anche darsi da fare! e rihanna non si tira certo indietro, scasinando sui motori con la sua maglietta BIANCA immacolata a pulire e lucidare le carrozzerie, piegata a novanta gradi. così si può ben vedere lo stacco di coscia e i glutei sodi, con lei che guarda in camera da sopra la propria spalla. una vera scena da porno di seconda categoria. se non fosse che lei indossa i pantaloni.
improvvisamente il cambio di scena! e ci ritroviamo ad assistere ad una gara di corsa automobilistica clandestina. ma che bel messaggio da trasmettere ai giovani che guardano il video! quanti valori! quanti ideali! sìììì! andate forte e gareggiate, sentite scorrere l'adrenalina con una bella gara clandestina con macchine truccate, non c'è niente di meglio! che importa se poi ci si stampa contro un muro! vuoi mettere l'emozione?!
com'è logico, la nostra rihanna, è il fulcro della gara, facendo da starter ai due tizi, dall'aria da bello e dannato, con quella faccia da delinquente che però piace TANTO alle donne.. così arriva con tutta la sua crew di "GRRLS", con passi sincronizzati e movimento tattico delle anche. tacco 12. di nuovo. si piazza fra le due macchine e passa una mezz'ora di ammiccamenti sessuosi prima al tizio sulla destra, poi all'altro, poi di nuovo al primo, poi all'altro, poi torna su quello di destra che forse le piaceva di più, e poi di nuovo su quell'altro. poi sculettando con ampio movimento dei fianchi e le tette in fuori, si prepara a dare il via, e parte la gara. wow, che emotion! mi tremano le gambe..
e la scena cambia nuovamente, presentandoci la nostra amata "singer", con l'abito a pois più brutto della storia, ma soprattutto con gli stivaletti più brutti della storia. una cosa che non si può guardare. e così conciata, ci ripropone una pessima imitazione di gruppo garage-rock-underground, con tanto di sfondo da sobborgo malfamato coi muri ricoperti di murales. la band alle sue spalle è un'accozzaglia dei peggiori "musicisti" che si siano mai visti. figurarsi se sanno davvero tenere in mano uno strumento. figurarsi se la base musicale della canzone è stata EFFETTIVAMENTE suonata con strumenti tradizionali, se non piuttosto ricreata con un programmino per piccì, che starebbe meglio nelle mani di qualcuno che lo sappia usare davvero.
e poi con questa pessima abitudine che hanno queste cantanti poppeggianti di pronunciare le "elle" leccandosi il labbro superiore ogni volta che vengono inquadrate in primo piano. la vogliamo smettere? datevi un contegno.. cioè, sarete anche delle discrete gnocchette, se vi tenete dietro, ma basta! cioè, non è che tutte le volte ce la dovete sbattere in faccia. una persona normale non pensa sempre al sesso a questa maniera. non ammicca così in continuazione. cioè, ma certe cose falle davanti al tuo uomo. e se un uomo non ce l'hai, fatti un video privato e mandalo in giro alle agenzie matrimoniali. non ti voglio vedere! basta! cos'è questo eccesso di messaggi sessuali lanciati via tubo catodico? non vi vergognate? cazzo, poi vi offendete se vi danno delle troie, quando non fate altro che offrirla al pubblico, pur di alzare l'audience. avete rotto il cazzo.
rihanna. vai a lavorare. ma per davvero. in miniera. e quando ci andrai, dimmi qualcosa. ti lascio il mio numero di telefono, e sarò là, quando la sera uscirai dalle viscere della terra, per fotografarti. per vedere se hai davvero le unghie perfette, i capelli dritti come spaghetti, acconciati e puliti, il trucco che non è sceso nemmeno un po', se indossi la tua maglietta bianca preferita (senza reggiseno, eh, sennò non vale), che sarà immacolata, e coi tacchi del 12 indossati per tutta la giornata. ti voglio vedere uscire così dalla miniera dopo un giorno di lavoro. e devi uscire cantando "shut up and drive". ma non incazzosa della serie "zitto, e guida fino a casa, che ho un mal di schiena da ufo e non vedo l'ora di sdraiarmi sul divano, che c'hoppure i calli ai piedi", ma con l'aria da panterona, del tipo "zitto, e guida, che appena arriviamo a casa, te ne faccio di cotte e di crude a letto". perchè dovrebbe essere così, rihanna. dopo una giornata in miniera, torni a casa, dal tuo uomo che non ha fatto un cazzo, con la canottiera piena di macchie di sugo, e devi soddisfarlo sessualmente. per mantenere viva la tua reputazione di femme fatale, ovviamente. per tenere alto il tuo nome. mi raccomando, rihanna. ho fiducia in te. aspetto con ansia la tua chiamata.





Irene


cavalieri, squali e pentole
dresdenbell, venerdì, 01 febbraio 2008 at 15:20, commenti (7) ?
weirdo, traumi infantili, inutilmente bello.

per la vostra gioia, dopo una lunga attesa, ritornano su intermittenze, i traumi infantili.
come già accennato in altre puntate della nostra amata rubrica, la mia infanzia è stata quanto mai solitaria, il che ha portato la mia mente a sviluppare un tipo di immaginazione alternativa. per farvi capire meglio cosa intendo, qui di seguito vi riporto 3 esempi di come il mio cervello lavorasse all'epoca.
il primo esempio, il più semplice, il più innocente e giustificabile, è cosa da poco a dire il vero. un errore che qualsiasi bambino al di sotto dei 5 anni avrebbe potuto commettere. ok, magari un bambino un po' stupido, com'ero io ai tempi.
sono stata cresciuta in parte da mia nonna. i miei genitori lavoravano tutto il giorno e di conseguenza io e mio fratello eravamo affidati ai nonni gran parte della giornata. tornavamo a casa per cena, ma il pranzo era compito dei nonni prepararlo. forse era la forza dell'abitudine, forse era la vecchia cucina "contadina", forse la quantità industriale di burro che mia nonna metteva nel condimento, ma non c'era nulla da fare. il riso e la pasta in bianco che mi preparava lei non erano nemmeno lontanamente paragonabili a quelli preparati da mia madre. e con gli anni mi son resa conto che non lo sono tutt'ora, nemmeno ai piatti che preparo io stessa. e ci ho provato a ricrearne il gusto, in ogni modo. niente da fare. ora SO che è questione di come si prepara un piatto, di come si è abituati a condirlo, ma da piccina non lo sapevo. quindi in mancanza di spiegazioni semplici e plausibili al fatto, la mia immaginazione prese a lavorare e creò una sua personale risposta al quesito: evidentemente la pentola in cui mia nonna mi preparava il pranzo doveva essere magica, o qualcosa del genere. ok, forse in parte una spintarella verso questa ipotesi mi era stata data da una storiella delle "mille e una fiaba". ad ogni modo mi ero totalmente convinta della cosa. ai miei occhi non v'era altra soluzione. finchè non esposi le mie idee a qualcuno che prontamente scoppiò a ridermi in faccia e mi spiegò come stavano davvero le cose. che delusione. che amarezza. niente magia nella mia vita.
mi consolavo continuando a crearmi storie interiori di eroi e audaci imprese. che avevano come protagonista assoluto mio nonno. sì, è così. mio nonno è sempre stato uno dei miei eroi. lui aveva fatto la guerra, doveva essere per forza un eroe. un super-eroe. e come tutti i super-eroi, di giorno manteneva la sua identità segreta, comportandosi normalmente, lavorando all'orto e curando la casa, magari facendo un giro al bocciodromo e fermandosi a portarci il gelato alla panna mentre rientrava a casa la sera. ma quando era sicuro che nessuno lo vedesse, indossava la sua armatura, brandiva spada e scudo e a cavallo della sua bicicletta verde partiva verso pericolose imprese, che di solito, avvenivano nelle colline fuori dal paese. me lo immaginavo combattere draghi e ogni sorta di mostro orrendo. all'età di 4 anni espressi la volontà di regalare una spada nuova al nonno, per natale. e anche lì le mie folli fantasticherie vennero segate, per essere rimpiazzate dalla verità. che il nonno era solo Il Nonno. non era un eroe super. nemmeno un eroe ordinario. doppia amarezza. doppia delusione.
è vero. a volte le incursioni della mia mente nell'irrealtà erano appoggiate da storie che avevo sentito, che mi erano state raccontate, o dalla voglia di evadere dalla piatta e triste realtà che mi circondava. non v'era nulla di eccitante, nulla di avventuroso nell'andare alla scuola materna e poi a guardare la tivvù insieme alla nonna. creavo personaggi cartacei ai quali far compiere viaggi intergalattici o da spedire in missioni impossibili (dalle quali uscivano sempre miraoclosamente illesi). non sempre però ero da sola in queste mie avventure stravaganti. talvolta capitava che a farmi compagnia ci fosse mio fratello (le rare volte in cui non si litigava e non ci si strappava i capelli).a volte coinvolgevamo pupazzetti o modellini vari a cui far esplorare tutti gli angoli della casa, a volte erano gli animaletti di plastica che venivano ingaggiati in lotte infra-specie, altre volte ancora non ci serviva nient'altro se non la nostra capacità di immaginarci le cose, e l'incredibile talento da oratore di mio fratello. ci fu un giorno in cui dopo aver disegnato pesci ed altri abitanti del mare su fogli di carta da stampante, ed averli appiccicati con lo scotch lungo tutta la tromba delle scale, mio fratello mi condusse in un vero e proprio viaggio negli abissi marini. l'esplorazione cominciava ai piani alti della casa, dal solaio, dove c'erano gli strati più alti dell'habitat marino, fin giù giù al piano terra, negli abissi oscuri. fingevamo entrambi di indossare una tuta da palombaro e di scendere senza peso attraverso le atmosfere.. il viaggio mi appassionò a tal punto da non dare più importanza al fatto che non ci fossero davvero alghe a sfiorarmi le gambe e pesci che mi nuotavano attorno. mio fratello mi guidava raccontandomi cosa avrei dovuto vedere. ma negli abissi le cose si fecero preoccupanti. erano rischiosi gli abissi, erano scuri e spettrali e bisognava stare attenti per non farsi scoprire dall'enorme squalo che li abitava, dovevamo fare piano e sgattaiolare via senza farci sentire. probabilmente lo scopo di mio fratello era solo quello di rendere il tutto ancor più elettrizzante, ma io ero proprio piccola e tremavo all'idea che potesse davvero esserci un mostro dietro l'angolo. e fu quando mio fratello disse: "shhh.. cos'è stato? ... aiuto, è lo squalo!", che il mio terrore raggiunse il massimo, e con gli occhi della mia fervida immaginazione, lo vidi davvero quell'enorme squalo bianco galleggiare nell'ingresso ed avanzare verso di me dimenando la coda. scappai al piano di sopra da mia madre, in lacrime. per un sacco di tempo dopo quell'episodio ebbi paura di scendere al piano terra, terrorizzata all'idea che da un momento all'altro potesse uscire da dietro un mobile un grosso squalo spettrale che nuotava verso di me anche in assenza d'acqua. essere deficienti fin da piccoli.

però oggi mi chiedo: è davvero meglio così? la consapevolezza della realtà fatta e finita, dove la nostra immaginazione è limitata a cosa si farà il sabato sera. o a come sarebbe bello abbandonare il nostro lavoro orribile e scappare all'estero. non era meglio lasciarsi trasportare così da qualsiasi piccolo input che ci veniva offerto, per poi abbandonare realmente la nostra vita comune per vivere in un mondo in cui le pentole erano magiche, le persone diventavano eroi quando nessuno li vedeva, e con mostri che vivevano dietro ai cassettoni? dove potevi pensare che non fosse davvero tutto lì, che continuasse dietro una facciata d'apparenza. chissà.

..dovrei controllarla quella pentola...





Irene