Stupida sfortunata e polemica. A vostro rischio e pericolo.
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Ognuno di noi ha qualche momento in cui magari non si riconosce completamente e dice o commette sciocchezze. Che rimangono nella storia, ovviamente. Sono intermittenze.
riprendo la normale attività del blog. nonostante tutto.
terzo episodio della serie "traumi infantili". questo episodio mi è tornato in mente (ancora devo capire come.. saranno state le focacce??) due sere fa parlando con alcuni amici. in questo caso non si tratta propriamente di un trauma infantile provocato da un adulto, ma piuttosto una dimostrazione di quanto fossi profondamente idiota da bambina. non che adesso sia migliore, ma credo che il mio cervello stia cercando di evolversi in qualche modo.
per venire al punto. quel giorno (avevo pressappoco 7 anni), come tutti i giorni dalla prima elementare alla prima media, passavo il pomeriggio da mia nonna, mentre mamma era al lavoro. nel quartiere non esistevano bambini. nel raggio di almeno un kilometro. questo forzato isolamento oltre a farmi diventare sociopatica o asociale che dir si voglia, mi ha deviato la mente, sviluppando un'insana percezione delle cose e un'altrettanto particolare immaginazione. ma tornando a quel giorno, mia nonna era solita ricevere le sue amiche, preparare loro il caffè e leggere le carte. sì, avete capito bene, leggere le carte. con le carte da briscola. perchè qui si usa così. :P ad ogni modo, cercando sempre di alienarmi da quelle situazioni (a quei tempi le visite delle amiche di mia nonna erano frequenti), mi immergevo in astratti disegni a pastello e cercavo di pensare a tutt'altro in modo da non essere costretta ad ascoltare la previsione di terribili eventi e catastrofiche sciagure come.. "LE MALELINGUE"! purtroppo, però, questi miei astuti diversivi venivano di tanto in tanto fatti miseramente fallire dall'amica di turno che si sentiva in dovere di dire una parolina alla povera bimba taciturna e scazzata che sedeva all'altro capo del tavolo (sfortunatamente andare in un'altra stanza mi era impossibile, visto 1- le dimensioni della casa, e 2- l'apprensione di mia nonna che se non mi vedeva lì attorno per più di 5 secondi si allarmava). solitamente i discorsi delle arzille vecchiette che mi attaccavano bottone vertevano su argomenti quali: che cosa stavo disegnando/scrivendo/leggendo, quanto assomigliassi a mia madre/mio padre, il perchè non fossi fuori a giocare coi miei amichetti (al quale seguiva la mia imbarazzante risposta "quali amichetti?"). ma una signora in particolare usciva sempre da questi temi e si lanciava in articolati discorsi che variavano dalla situazione politica mondiale a che tipo di punto ad uncinetto avrebbe potuto usare per farmi un berrettino che sicuramente mi sarebbe stato benissimo. quella volta proprio lei era venuta a far visita a mia nonna per le solite due chiacchiere che permettevano di venire a conoscenza di quante persone erano morte nell'ultima settimana e di aggiornarsi sui rispettivi malanni. poi le carte. mentre mia nonna preparava il caffè, la vecchina sua amica si era infervorata in un discorso sui valori di questo e di quello, cercando invano di farmi partecipe del dialogo, interrompendomi dalla mia attività artistica (nella quale stavo mettendo tutta me stessa per disegnare qualcosa che avrebbe dovuto assomigliare a un fondale marino). al che, a un certo punto del suo monologo, mi dice: "perchè l'importante è essere belli dentro, no?". e io cosa faccio? mi immagino tutte le vene e gli organi che stanno sotto la pelle e dentro la pancia. mi immagino il flusso sanguigno e tutto il resto. ma mica come nei cartoni animati che in quel periodo vanno tanto di moda (vedi "esplorando il corpo umano", etc.), con tutti i cazzo di omini che si portano appresso l'ossigeno facendo il lavoro dei globuli rossi. no, no. mi immagino le cose come devono essere, sanguinolente. così, dopo circa due/tre secondi di silenzio in cui penso a tutto questo, guardo la signora e le rispondo: "sì, sì". cioè, della serie: ho capito tutto dalla vita. nonostante tutto, mi rendo quasi istantaneamente conto di quanto sono idiota, ma vabbè. tanto ormai il danno è fatto. temo sia stato quello il preciso momento in cui ho capito quanto sono mentalmente spostata. grandioso.
Irene
so già che verrò duramente criticata per questo post. so già che questo tipo di post può risultare a molti melenso, irritante, banale, patetico, etc. etc. a seconda dei casi. ma non mi importa. perchè questo è l'unico modo che ho di rendere omaggio ad una persona meravigliosa che adesso non c'è più. ed anche un modo per esorcizzare un po' la tristezza che mi attanaglia. perchè è passato poco più di un mese e quasi non riesco più a piangere, mi sento un mostro. perchè vorrei ricordarlo com'era quando mi portava al cinema la domenica pomeriggio; quando senza nessun motivo portava a casa ai figli un dolcetto; quando mi ha insegnato ad andare in bicicletta; quando si lasciava tormentare da una piccola bambina come me che lo pettinava e lo truccava; quando riparava i miei giocattoli. e più tardi quando andava orgoglioso dei suoi figli, nonostante tutto. e vorrei ricordare la sua espressione e la sua risata quando si restava a tavola a chiacchierare, la sera, una volta finita la cena. ora che ho il rimorso di non aver apprezzato di più quei momenti quando ancora potevo, invece di rimpiangerli adesso. e davvero vorrei smettere di pensare a lui come ad un uomo che soffriva, che pur di tenere lontana la propria famiglia dalle lacrime si è fatto carico di tutto, ha tenuto dentro di sè tutta la sofferenza che si portava addosso, finchè non è stato abbastanza, finchè la montagna da superare non si è fatta troppo grande ed ha rinunciato. finchè ha deciso di togliersi la vita e lasciarsi andare. vorrei smettere di pensare che forse si sarebbe potuto evitare. vorrei smettere di pensare che forse dentro di me non riuscirò mai del tutto a perdonarlo per averci lasciati soli e con un dolore tanto grande da superare. vorrei smettere di pensare a quanto grandi potevano essere la disperazione e il tormento che si trascinava dietro. preferisco ricordarlo come la persona che era. un uomo buono ed onesto. che mi ha insegnato tutti i valori morali di cui vado fiera. che ci ha cresciuti secondo giuste regole e princìpi. che avrebbe dato tutto per noi. per noi che eravamo il suo orgoglio ed il suo sangue. preferisco ricordarlo per l'amore smisurato che nutriva per la famiglia. per l'amore smisurato che noi proviamo per lui. che rimane ancora adesso e che spero non se ne vada mai. preferisco ricordarlo semplicemente come il mio papà.

Ciao, papà.
Irene