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DresdenBell, un puffo horrendo

Stupida sfortunata e polemica. A vostro rischio e pericolo.


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intermittenza psicotica

Ognuno di noi ha qualche momento in cui magari non si riconosce completamente e dice o commette sciocchezze. Che rimangono nella storia, ovviamente. Sono intermittenze.



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diario di un porto dio - venerdì 11 agosto
dresdenbell, mercoledì, 25 ottobre 2006 at 01:03, commenti (5) ?
weirdo, maledetta da qualche dio, photosss, diario di un porto dio.

quinto giorno, 11 agosto 2006. geiranger
testo: irene
foto: irene

ci svegliamo e il giorno ci saluta mostrandoci il suo "sbadiglio migliore". il tempo è splendido, non possiamo desiderare di meglio. ce la prendiamo con comodo, così dedichiamo un po' di tempo a faccende come fare il bucato, colazione e sistemare al meglio le nostre personcine. :P sempre tenendo conto del fatto che qui al camping fare la doccia costa 10 corone norvegesi ogni 5 minuti. ma lasciamo perdere.

(lo "sbadiglio" con cui ci ha salutato il fiordo di geiranger)

 

(feddy in procinto di conquistare una doccia)

 

(tanto per confermare che non conto balle. un'altra foto di feddy che mangia banane -sì, lo so che mi odierai per questo e che ti vendicherai in maniera atroce..)

 

(il nostro fantabuloso camping. la nostra cabina era la quinta dall'alto)

 

rinvigoriti e ispirati dallo splendido risveglio ci incamminiamo verso il paese percorrendo a piedi i 2 kilometri di strada sterrata, invasa dalle mucche (che tra l'altro mi fanno paurissima e il povero feddy ha dovuto farmi da bodyguard finchè non le abbiamo superate) e ricca di cespugli stracarichi di lamponi, che sono stati saccheggiati da feddy.

(capitan feddy ispirato si gode il sole mattutino)

 

arrivati in paese, breve tappa al minimarket e una seconda colazione sulle panchine che danno sul molo, mentre decidiamo cosa fare. e mentre rugo ci delizia con la sua storiella del giorno (nella quale secondo lui i vichinghi sarebbero stati più intelligenti ad andare in un posto come la sicilia, invece di scegliersi una terra fredda e buia per sei mesi all'anno. "oh, posto della madonna, niente da dire, però.."), vediamo 4 bruciati di cervello che fanno il bagno nelle gelide acque del fiordo. in costume. e ci scommetto, magari hanno anche mangiato una "piada con salsiccia" prima di entrare in acqua, ma da bravi vichinghi duri e puri, schizzano, starnazzano ed escono dall'acqua più contenti e più scemi di prima. e probabilmente con un principio di ipotermia. noi decidiamo di andare al punto di vista panoramico e fregarcene altamente.

(gli eroi vichinghi che fanno il bagno. sì, esatto, quei puntolini rosa nell'acqua sono persone)

 

(capitan feddy indica il punto in cui si trova il nostro camping, così come lo si vede dal molo del paese. un ammasso di informi macchie bianche e rosse che dovrebbero essere le cabine)

 

seguendo il percorso segnato sulla cartina che ci hanno dato all'ufficio informazioni, cominciamo la salita verso il punto panoramico. e già mi vien male. come rimpiango di non essermi allenata prima di partire per le vacanze! i miei due compagni di viaggio hanno le gambe lunghe, sono uomini e per di più in ottima forma! in confronto mi sento un minuscolo esserino senza muscoli, tachicardica e malaticcia. ad ogni modo il peggio per me deve ancora venire. ben presto scoprirò di avere muscoli nelle gambe che nemmeno pensavo esistessero. ma non in maniera positiva. lo scoprirò perchè cominceranno a far un male cane e a bruciare come l'inferno! nel frattempo (mentre sono in condizioni ancora decenti), raggiungiamo una chiesetta lungo la strada asfaltata e lungo il pendìo della montagna, che ha davanti e tutt'intorno un piccolo cimitero composto di poche decine di tombe, tutte curatissime e ricche di fiori. e per di più la vista da quassù è mozzafiato. a me, e credo anche ai maschietti, sorge istintivo un pensiero. triste, molto triste, ma anche consolatorio, per chi crede a questo genere di cose: "se mai dovessi riposare in pace in eterno, questo è un posto affatto male".

(intorno alla chiesa)

 

proseguiamo la nostra lunga marcia per raggiungere il punto panoramico. abbandoniamo la strada asfaltata per prendere un sentiero di montagna, che si insinua in un bosco. nonostante l'altitudine e la fitta vegetazione, possiamo quasi sentire il profumo salmastro dell'acqua di mare che entra nel fiordo. una sensazione stranissima. purtroppo le mie condizioni psico-fisiche subiscono un peggioramento drastico e comincio a soffrire come un cane. i muscoli delle gambe cominciano a lamentarsi vistosamente attraverso violente fitte e ardenti strappi. bruciano talmente tanto che son sicura potrei sentirli sfrigolare.. ed è proprio a metà della camminata che il mio livello di sopportazione raggiunge il suo limite e sono costretta a fermarmi. mastro rugo e capitan feddy proseguono il tragitto arrivando fino in cima alla montagna. fortunatamente ho l'ottima idea di lasciar loro la macchina fotografica. quando ci incontriamo nuovamente poco dopo (nel frattempo ho cercato da sola di raggiungerli, ma ho miseramente fallito in breve tempo. a pochissima distanza dalla meta, ovviamente, senza saperlo. ma arrivo comunque abbastanza in alto per vedere da altezza considerevole il fiordo, giusto in un punto nel quale la vegetazione si apre quel tanto da permettere una vista splendida), mi mostrano i grandiosi scatti che sono riusciti ad ottenere dalla cima. e mi fanno un indovinello. hanno visto certi animali grandi e bianchi, quali? quando mi dicono "lama", penso decisamente che mi stiano pigliando per.. i fondelli. ma le foto parlano chiaro. ecco, ora io non so immaginare cosa avrei potuto pensare se mi fossi trovata davanti, come è successo a loro, 2 lama in norvegia. probabilmente avrei pensato a qualche scherzo di un dio burlone..

(il fiordo come l'ho visto anch'io)

 

(una delle foto scattate dai 2 escursionisti reggiani ;D dal punto di vista panoramico)

 

(i 2 lama)

 

scendiamo nuovamente verso il paese, con la consapevolezza che una volta arrivati ci separeranno dal camping ancora 2 km. ORRORO. mentre percorriamo la ormai, da me, odiatissima strada non asfaltata che ci condurrà ai nostri giacigli, smadonno, bestemmio e maledico qualsiasi tipo di essere vivente e no, il tutto mentalmente, in religioso silenzio. perchè nonostante il dolore e tutto il resto, con un paesaggio simile, come si può?!

(questa è stata scattata mentre già tonavamo al camping. sulla sinistra potete vedere la stradina di ghiaia e fango che ancora infesta i miei incubi)

 

una volta arrivati la doccia riesce a donarmi nuova vita, seppur senza togliermi le fitte ai muscoli delle gambe. il tramonto giunge sul tardi intorno alle dieci. le nuvole che dalla sera hanno cominciato a macchiare il cielo si tingono di rosa, e promettono un sacco di cose, tutte bellissime. ci fermiamo qualche istante facendoci cullare gli occhi da quell'immagine. poi pian piano le nostre menti si chiudono al giorno e accolgono la notte. dolce sonno.

(tramonto nel fiordo)

 

(mastro rugo fuori dalla cabina osserva il cielo che si tinge)

 

Irene



cinema d'essay
dresdenbell, domenica, 22 ottobre 2006 at 23:01, commenti (7) ?
weirdo, polemica sterile.

stasera la moglie del mio capo è venuta a "darci una mano". il che si traduce in: faccio più danni che altro e occupo più posto di tutti quanti messi assieme. ma pazienza. tanto sarebbe stata una giornata d'inferno con o senza il suo "aiuto".. ad ogni modo, il clou della serata è stato poco prima che finissi il turno, quando proprio lei ci informa della seguente cosa(in dialetto, tra l'altro): "mah, alla fine 'il diavolo veste prada' non mi è piaciuto più di tanto.. mi sa che adesso entro nell'altra sala a vedere RISAR GHIU".
ecco. provate ora a indovinare cosa intendesse con "risar ghiu". chi mi darà la risposta esatta entrerà nella mia personale sfera di personaggi da adorare. con tanto di altare. ;)

bonne nuit!

 

Irene



spazzole amare..
dresdenbell, venerdì, 20 ottobre 2006 at 18:20, commenti (5) ?
weirdo, polemica sterile, maledetta da qualche dio, traumi infantili.

oggi ascoltavo i cansei de ser sexy. e ballicchiavo mentre mi preparavo per andare a reggio con la mia amica laura. sì, ok, pigliatemi pure per cretina, ma quando sono in casa da sola metto la musica a palla e se sono in vena ci ballo pure sopra. ma mica tipo "io ballo da sola". anche perchè sono piuttosto pessima.. è più un "non so che fare, tengo il tempo in maniera idiota". ad ogni modo, mentre mi lanciavo in virtuosismi tecnici, passo davanti allo specchio nel corridoio e vedo la nuova (ORRENDA) tonalità di biondo che mi ha fatto la parrucchiera. e allora ricordo. traumi infantili..

puntata n° 2 della mia nuova rubrica. terza media. capelli lunghi (incredibile ma vero, anch'io nella mia vita ho portato i capelli lunghi), castani. mia mamma ne andava orgogliosissima. erano miei, ma ne andava orgogliosa lei. vai a capire te.. comunque, quella volta andai dalla mia "parrucchiera di fiducia" (che ora come ora la strozzerei, quella lingua di serpe..) a farmi dare una sistemata al taglio. la lingua biforcuta aveva una nuova assistente. nemmeno così giovane, doveva avere una quarantina d'anni. visto che la mia parrucchiera è un'artista, lei le teste non le lava, le tinte non le fa, delega tutte queste noiosissime ed infime mansioni alle assistenti. lei fa solamente il taglio. poi ti fa pagare una cifra spropositata per il tutto. ma vabbè. questa nuova assistente mi lava i capelli, poi mi prepara per il taglio. e mentre spazzola la mia folta chioma ha la bella idea di uscirsene con la frase: "ma quanti capelli hai?! sono tantissimi! ne hai così tanti che fanno quasi SCHIFO!".
"......". sono senza parole. ma è mai possibile? come fai a dire a una cliente che fa QUASI SCHIFO?! anche se avesse i capelli più brutti del mondo non glielo dici, ma neanche per scherzo!! se fai una cosa del genere sei rincoglionita dura! come puoi sperare che poi quella venga volentieri a farsi pettinare da te? mah.. ormai dovrei aver imparato a non stupirmi più di niente, invece.. c'è sempre qualcosa di nuovo che mi lascia basita..
ovviamente il mese successivo questa assistente era già sparita. sospetto che la nostra artista dalla lingua biforcuta e velenosa l'abbia sciolta nell'acido. oppure potrebbe averla ingoiata intera dopo averla stritolata e soffocata nelle proprie spire.. terribili quesiti..

 

Irene



cicale stonate
dresdenbell, venerdì, 13 ottobre 2006 at 00:56, commenti (10) ?
weirdo, polemica sterile, maledetta da qualche dio, traumi infantili.

vi capita mai di avere un ricordo dell'infanzia che vi sfugge per anni, che si rintana nel punto più inaccessibile del cervello e che poi, improvvisamente, un giorno riaffiora dal nulla come fosse niente, stuzzicato da chissà cosa (davvero voi non ne avete la minima idea..)? a me capita abbastanza di frequente. e , lo so che è un argomento già trattato ampiamente da proust, ma non me ne frega niente, perchè mi ha talmente stressato al liceo classico che adesso lo ignoro completamente, faccio finta che il mio sia un pensiero unico e spontaneo. fate lo stesso anche voi. ;)
ad ogni modo, tutta questa inutile introduzione per inaugurare una nuova categoria: traumi infantili, ovvero "come gli adulti a volte portano lo spirito-fanciullo dei bambini verso un lento ed inesorabile suicidio". o qualcosa del genere. anche perchè probabilmente questa nuova "rubrica" (oddio, sembro una di quelle riviste tipo "cioè".. altro trauma..) non tratterà solo dei ricordi che ho di me bambina rapportata agli adulti, ma anche di tutti quegli episodi del passato che mi ritorneranno alla mente come questo che sto per raccontarvi. cose da nulla che dimentichi e che tornano sotto una nuova luce una volta "adulti" (a 20 anni ci si può definire adulti?).
oggi, nella puntata n° 1, tratterò di un ricordo che risale alla preistoria, ovvero alla 3° elementare circa.

alle elementari avevo una fantastica maestra di italiano che ci faceva sempre scrivere temi su temi (che mi piacevano tantissimo tra l'altro). allora penso li chiamassimo ancora "testi". comunque. questa nostra maestra un giorno ci diede da fare un tema in cui dovevamo inventarci una leggenda sulle cicale (certo che anche lei in quanto a fantasia.. ma dove diavolo tirò fuori una cosa del genere??) e sul perchè le si sente solamente d'estate. era una consegna che si prestava a tantissimi svolgimenti ed interpretazioni. una consegna che ti permetteva di spaziare nella fantasia alla ricerca di tutte le cose più strane che potevi inventarti. così nelle 3 (erano 3?) ore dedicate al tema, mi misi d'impegno e scrissi una complicatissima e commovente storia riguardo queste intrepide cicale che, cacciate dal loro paese d'origine (dove allegre solitamente facevano baldoria tutto il dì, lanciandosi in canti e danze sfrenate -ok, questa mi veniva da una delle favole di esopo, ma era un citazione.. ;P  ) da altre bestie immonde tipo gli scarafaggi o qualcosa del genere, cominciavano un periglioso viaggio attraverso innumerevoli ostacoli, ma alla fine riuscivano a ricavarsi un loro posto nel mondo e a vivere nuovamente in pace. purtroppo questo loro triste passato aveva lasciato una scia di caduti in battaglia davvero considerevole. allora le cicale superstiti per commemorare i loro valorosi eroi, decisero di cantare per tutta l'estate, ovvero la stagione in cui splende sempre alto il sole. fine. (sì, ok, lo sapevo anche allora che in estate non splende SEMPRE il sole, ma ammettete che l'impatto emotivo era particolare.. ;P  ). ecco. quello che mi disse la maestra riconsegnandomi il tema fu: "è scritto bene, il lessico e l'ortografia sono ottime. ma le cicale non cantano, friniscono". il voto: C- (allora si usavano le lettere da noi per dare i voti. più o meno era un 6-). non ho parole per esprimere quello che provai allora. non avevo mai preso un voto al di sotto della B (sì, son sempre stata una mezza secchiona da piccola, anche se non facevo mai niente a casa). e lei mi da C- solo perchè ho scritto che le cicale "cantano" invece di "frinire"??!! lo so anche da me che le cicale non cantano!! era una licenza poetica, e che cazzo!! un po' di poesia, di fantasia, perdiana, era una leggenda che dovevamo scrivere, no? non doveva necessariamente essere verosimile, perdiana e pergiove, le protagoniste erano cicale!! come si fa a scrivere una leggenda sulle cicale senza che sia terribilmente noiosa ed assolutamente NON interessante? veniamoci incontro. no, niente. C-. il mio geniale racconto sulle cicale stroncato così. cioè, ma come si può fare una cosa del genere a una bambina di 9 anni? "le cicale friniscono". ma pensa te.. e poi vi chiedete perchè son venuta su così?!

 

Irene



malocchio
dresdenbell, sabato, 07 ottobre 2006 at 02:13, commenti (11) ?
maledetta da qualche dio.

non è possibile, va bene? non è possibile.

ho comprato la macchina (usata) a marzo, e son più i problemi che mi ha dato che i kilometri che ho fatto. mini one. bellissima. comodissima. si guida che è un piacere, sarà anche per via del cambio automatico, ma non importa. me ne è capitata una dietro l'altra.
prima i muratori me la bloccano in giardino una settimana perchè scavano un accidenti di fossato davanti a casa senza avvertirci prima (cioè, neanche dire: "scaviamo. non è che le auto che vediamo parcheggiate lì le dovete usare, eh?"), poi quel deficientone che mi porta via lo specchietto e mi riga il parafango dietro in provinciale (v. post sul blog dell'ieee); che tra l'altro è stata dal carrozziere una settimana in più perchè gli hanno portato il pezzo di ricambio sbagliato non una, ma ben DUE volte. poi all'inizio dell'estate c'è l'aria condizionata che non funziona (vabbè, chi se ne frega, tanto tiro giù i finestrini, ma se ce l'ho, avrò pure il diritto di usarla, no??), e ancora, poco prima d'andare in vacanza, comincio a sentire il famigerato "rumorino". parti per le vacanze e i tuoi da casa ti chiamano e ti danno la bella notizia: "la macchina è dal meccanico perchè c'è da sostituire il cambio". AH. due mesi dal carrozziere. DUE  mesi. adesso che finalmente è di nuovo a casa, adesso che finalmente posso guidare la mia adorata machine, eccone un'altra. perde benzina. sì, esatto. luccicanti, nitide, orgogliosissime gocce di benzina che formano bellissime, artistiche strisce sulla strada. pericolosissimo. estremamente pericoloso. dio c**e!

niente. odio tutto.

 

Irene



pali, topi e saette!
dresdenbell, venerdì, 06 ottobre 2006 at 20:51, commenti (3) ?
weirdo, photosss, diario di un porto dio.

visto che feddy l'ha nominata, eccovi la foto che ha scattato con la mia macchina fotografica in treno per andalsnes, durante il nostro mmmittttico viaggio in norway. ;)

carina, no? ;)
eheh.. però c'è da dire che se non ci fosse stato il palo proprio in quel punto, sarebbe stata una foto bellissima. :)

ah, e se vi chiedete perchè il post si intitola così, eccovi subito una spiegazione flash: pali lo capite anche da voi. topi e saette, invece, deriva da una frase usata da feddy in vacanza. si parlava di scantinati o qualcosa del genere (aiutatemi a ricordare), e se ne uscì con questa frase. ;) ovviamente poi l'ho usata per tutto il resto del viaggio. ;P

 

Irene



x 1000 diavoli!
dresdenbell, mercoledì, 04 ottobre 2006 at 14:21, commenti (4) ?
about the blog, photosss, mostrini malati, disegni strambi.

come promesso, per i 1000 visitatori, ho disegnato un mostrino per festeggiare la cosa. e come promesso, l'ho dedicato a maestrobuitre che per primo mi ha commentato il post. questa è ancora la versione a matita, una volta inchiostrato come si deve, lo posterò sul blog in tutta la sua bellessssa! ;)

say cheese! click!

 

Irene



i bambini sono tirchi
dresdenbell, martedì, 03 ottobre 2006 at 23:23, commenti (1) ?
polemica sterile, maledetta da qualche dio.

il mio capo è un idiota. PUNTO. vado a spiegare comunque il perchè.

mettetevi nei miei panni. vent'anni, niente diploma, un lavoro serale da barista in un cinema, con un capo settantenne molesto, dispettoso e manesco. aggiungeteci malaticcio e propenso all'incazzatura. ora.
premetto che detesto qualsiasi bambino varchi la soglia del bar del cinema. per principio. perchè il 90% dei bambini che vengono al bar sono terribilmente fastidiosi. mi ritardano il lavoro e mi creano casini in giro. sempre. per cui, niente pietà. però capitano rari casi in cui mi ricordo del mio lato magnanimo e, fondamentalmente, buono.
mi è capitato di dover servire due bambini. due fratellini. lei 4 anni a dir tanto. lui 3, col ciuccio. vengono a banco e si fanno servire una confezione grande di pop corn e mi chiedono una bottiglietta d'acqua naturale. totale: 3 euro (sì, lo so che è un prezzo da ladri, ma non li faccio io.). al che la bimba mette sul bancone 2 euro, vale a dire tutto quello che ha. ed è anche talmente educata da chiedermi se sono sufficienti. li guardo. quante probabilità ho che mi capiscano e facciano il percorso che separa il bar dalla sala di proiezione senza che si dimentichino quello che gli ho detto? con che cuore posso mandare questi due pargoli a chiedere un euro ai loro genitori? "dai, fa lo stesso, va bene così.", dico io, prendendo i 2 euro. non l'avessi mai fatto. il mio capo mi ha sentito. "va bene così un corno" (per dirla fine. non ha badato tanto al fatto d'aver davanti 2 bambini e ha usato un linguaggio più colorito), fa lui. strappa i pop corn di mano ai bambini, stampa lo scontrino con su scritto 3 euro e li spedisce in sala dai loro genitori a prendere l'euro che manca. "erano bambini! per un euro, chissà che tragedia!", dico io. "sono i genitori che li mandano qui senza soldi. ma di là in sala ce li hanno, per cui adesso me li portano.", risponde lui. "testa di cazzo", penso io. dopo un po' tornano i due bimbi con l'euro in mano. e lui nemmeno fa il gesto di dar loro i pop corn che gli aveva preso prima, ma lascia che siano loro a riprenderseli.
ma che razza di uomo sei? cazzo, era un euro, mica 5 milioni! ce lo mettevo io, se proprio ti costava così tanto regalarglielo. "è il principio", direbbe lui. il principio un cazzo. non sanno neanche contare quei marmocchi, vai a spiegargli il motivo per il quale devono tornare dai loro genitori perchè il barista non gli ha dato i pop corn. e se è per i genitori che li hanno mandati al bar con soli 2 euro, hanno ragione loro. perchè è il prezzo che dovremmo far pagare, invece te sei un ladro e in quanto tale hai alzato i prezzi in maniera vergognosa. che uomo di merda. ma vi sembra possibile? attaccarsi con dei bambini dell'asilo per un euro. pensavo ci fosse limite al peggio, ma evidentemente non c'è, non c'è mai stato. la prossima volta cosa farà? li prenderà a calci in culo perchè chiedono una cannuccia in più?

 

Irene



diario di un porto dio - giovedì 10 agosto
dresdenbell, lunedì, 02 ottobre 2006 at 00:21, commenti (10) ?
weirdo, photosss, diario di un porto dio.

quarto giorno, 10 agosto 2006. oslo, andalsnes, gerainger.
testo: irene
foto: irene

riprende il diario! :D
il giovedì ci svegliamo presto per prendere il treno che da oslo ci porterà ad andalsnes (per riuscire a pronunciare decentemente il nome di questa cittadina ci abbiamo messo secoli!). da lì autobus fino a geiranger, il nostro punto d'arrivo.

(stazione di oslo. feddy aspetta rugo andato a comprare le mele e improvvisamente scomparso dai radar per quello che sembra un tempo infinito -e alquanto improbabile)


alla stazione di oslo facciamo rifornimento di frutta (mele su mele su mele), prima di prendere il treno. durante il viaggio, mastro rugo ci racconta un'esilarante storiella di una certa impronta che sarebbe stata presa al nostro tato feddy, ma solo perchè sono educata e gentile, non scriverò nient'altro al riguardo. ;)

(una delle tante foto scattate dal treno)


passiamo attraverso luoghi magici, tanto che continuo a scattare fotografie anche attraverso i finestrini del treno. sembra di essere in un altro mondo. appuriamo anche che il caffè in norvegia è qualcosa di imbevibile. una brodaglia calda, amara come il fiele, servita ovviamente in quantità eccessiva. nemmeno il latte e lo zucchero riescono a mediare il disgusto che provo ingurgitando quel liquido dal colore indefinibile. ma non importa. mi rifaccio con un brownie. :)

(sempre scatta dal treno. notare il colore dell'acqua)


arriviamo ad andalsnes. stazione dei treni, degli autobus e porto sono tutti nello stesso posto. così, all'aperto "facciamo merenda" (come rugo ha detto allora), mentre aspettiamo l'autobus che ci porterà a geiranger, attraverso la trollstingen, la strada dei troll.

(capitan rugo fa merenda -lo so che la maschera a gas c'entra poco, ma ammettete che è molto bella)

 

(le magiche traduzioni dal norvegese all'italiano. ovviamente si intendeva LUGLIO)

 

(ecco. feddy in questa vacanza è stato fotografato ALMENO 4 volte in compagnia di una banana. io non voglio insinuare niente, però.. -qui comunque eravamo a bordo dell'autobus poco prima della partenza)


qui urge una breve digressione: la trollstingen. la trolstingen è una strada da paura, da incubo, che passa attraverso le montagne e costeggia il fiordo. ed è l'unica via per arrivare a geiranger (se si esclude la nave). questa meravigliosa stradina ha una pendenza del 12% ed è a una corsia. ripeto UNA corsia. per cui se due vetture provenienti da due differenti direzioni si incontrano, una delle due deve fare retromarcia fino ad un punto sufficientemente largo da permettere ad entrambe di passare. ora immaginatevi di percorrere questa strada a bordo di un autobus, guidato da un'autista che nel frattempo vi parla attraverso un microfono e quindi guida con una mano sola, e immaginate anche di avere da una parte la parete rocciosa e dall'altra uno strapiombo di svariate decine, se non centinaia di metri. e avrete un'idea APPROSSIMATIVA di com'è stato quel viaggio. lungo la via ci fermiamo in diversi punti panoramici, dai quali scattiamo splendide fotografie. vediamo anche il cartello "attraversamento troll". no, non è uno scherzo. c'è davvero.

(la prima cascata che abbiamo incontrato lungo la trollstingen. che sarebbe poi quella roba a sinistra della foto col bordo di mattoni.)

 

(qui si capisce già meglio. si vede il ponte che attraversa la cascata -sempre a una corsia anche il ponte, immaginate farlo in autobus- e la parte superiore di 2 autobus che stavano scendendo sulla sinistra -bianchi)

 

(la vista della vallata dal ponte sulla trollstingen)

 

(la trollstingen vista dall'alto. la cascata dovrebbe aiutare un po' a capire la pendenza della strada. e del fianco della montagna!)


in cima alla montagna vediamo ancora diversi blocchi di neve accalcati sulle rocce, e laghetti formati dallo scioglimento della stessa neve che ora così disperatamente tenta di resistere. da questi laghetti poi scendono i fiumicciattoli che vanno a creare tutte le innumerevoli cascate che vediamo nel corso del nostro viaggio. meravigliose cascate, se posso aggiungere.

(uno dei tanti laghetti sulla cima della montagna. si vedono anche alcuni blocchi di neve attaccati alle rocce)


da uno di questi punti panoramici, abbiamo un'anteprima di quello che ci aspetta. dall'alto vediamo il fiordo di gerainger che ci aspetta. una vista mozzafiato. credo di non aver mai visto l'acqua del mare così blu in vita mia. anzi, mi correggo, non credo d'aver mai visto una tonalità di blu simile a quella del mare nel fiordo di gerainger.

(il panorama del fiordo di geiranger -patrimonio dell'umanità decretato dall'unesco. la cittadina di geiranger la si vede piccola piccola in fondo. :D )

 

(io e feddy dal punto panoramico del fiordo di geiranger. tralasciate la mia cera, per piacere..)


dopo una breve traversata in traghetto, abbiamo un altro tratto in autobus. e anche un'avventura! durante la discesa dalla trollstingen, il nostro nuovo autista (nonchè nostro nuovissimo e personale eroe) si accorge di avere a bordo una persona in meno. dobbiamo tornare indietro a prenderla. ecco. mettetevi nei panni di questo povero diavolo. deve fare inversione in una strada ad una corsia col 12% di pendenza. e ce la fa! un miliardo e mezzo di manovre, servendosi di un povero alberello che aveva poco saggiamente deciso di crescere lungo il bordo della strada, poco prima dello strapiombo. ma anche noi abbiamo un'idea poco saggia. siamo seduti dietro. significa più indietro delle ruote posteriori. significa che durante la manovra siamo sospesi nel vuoto. credo di aver piantato le unghie nel braccio di qualcuno, ma non ricordo molto bene.. ma il nostro super-hero ce la fa! e incolumi risaliamo. tutto questo per arrivare da quell'idiota di italiano (OVVIAMENTE italiano, perchè siamo sempre noi a fare questo genere di figuracce in giro per il mondo) cinquantenne che in quel punto, proprio in quel preciso punto del percorso, si era fatto passare a prendere dai suoi amici norvegesi. senza avvertire nessuno, com'è logico. p***o dio!
nonostante tutto ciò, arriviamo a geiranger. per scoprire che dobbiamo camminare 2 kilometri (anche se ho il dubbio che fossero di più..) con lo zaino sulle spalle per raggiungere il camping dove abbiamo prenotato una cabina. 2 kilometri di strada NON asfaltata, in salita. non una salita assassina. no, peggio! quelle salite impercettibili ma lunghiiiiiissssiiiiiime. io arrivo al camping in condizioni pietose, le mie gambe ho smesso di sentirle già da tempo. e questo NON mi tornerà buono il giorno successivo, ma non è il momento di parlarne.
doccia, cena e (finalmente) il giusto sonno. senza sogni. :)

 

Irene



le luci della civiltà
dresdenbell, domenica, 01 ottobre 2006 at 02:29, commenti (8) ?
weirdo.

quanti anni fa è stato? due, forse tre? non ricordo esattamente e non ha nemmeno molta importanza. eravamo usciti e non era una serata particolare. dicembre, un dicembre neanche tanto freddo. quanti eravamo? quattro, cinque? che ricordi confusi.. un maelstrom di pensieri invade il mio già piccolo cervello, e date e persone si confondono. ma i fatti no. quelli restano indelebili. piccoli istanti, anche insignificanti agli occhi degli altri, che restano stampati, una sorta di marchio a fuoco nei ricordi. quella particolare sera, usciti dal pub cominciamo a camminare senza una meta precisa. giusto per prolungare una serata già tirata tardi a sparar cazzate. giusto per prolungare una serata passata a parlare, con le frasi che ti escono di bocca senza che tu te ne accorga. e che dimenticherai subito. arrivi a casa e già non ricordi più nulla di quello che hai detto in tutta la sera. pazienza. è stata una serata fantastica, no? come al solito. arriviamo in piazza. vuota. deserta. se solo restassimo zitti forse riusciremmo perfino a sentire il vento che passa attraverso il campanile della chiesa, poco distante. passiamo sotto ai portici, davanti alla biblioteca. ed è lì, che alzando la testa, uno di noi si accorge di una presa della corrente. che pende dall'alto. una presa che sembra non portare a niente. da dove diavolo sbuca? poi notiamo anche la corrispondente presa nel muro. i classicissimi due buchi nel muro che da bambino ti ripetevano sempre di non infilarci le dita dentro, che sennò.. (che sennò cosa? ma a voi ve l'hanno mai detto? cioè, lo sai, ma da piccolo, te lo chiedi, no? a me lasciavano sempre la frase a metà.. dio, che traumi..) allora idea geniale. colleghiamole. qualsiasi cosa sia, la facciam funzionare. perchè sì. perchè è così. o forse perchè siamo un po' annebbiati dall'alcool. o forse perchè anche da lucidi non sappiamo mai bene quello che facciamo. o forse ancora, perchè era giusto così. perchè quella serata era destinata a quello, lo so. colleghiamo le prese. e così, senza preavviso,                               la piazza si illumina. gli impianti di illuminazione natalizia che per giorni hanno impegnato uomini e uomini per essere fissati, montati, collaudati, che per giorni abbiamo visto preparare, si accendono all'unisono. gli archi dei portici, dove ci sono i negozi, si vestono di minuscole stelle d'oro. un piccolo momento. un infinitesimale momento nella storia, nella MIA storia. un attimo da niente, che mi ha riempito gli occhi e il cuore. perchè è lì che volevo essere. un'intermittenza.
buonanotte. :)

 

Irene