Stupida sfortunata e polemica. A vostro rischio e pericolo.
*loading* visitatori.
Ognuno di noi ha qualche momento in cui magari non si riconosce completamente e dice o commette sciocchezze. Che rimangono nella storia, ovviamente. Sono intermittenze.
mi chiedo con sempre maggior frequenza cosa mi impedisce di crearmi un piccolo angolo felice di mondo. ho davvero così paura di essere felice, o sono solo terribilmente codarda? sì, in effetti manco di coraggio in maniera imbarazzante, ma tant'è.. (mi sento un po' charlie brown in questo..)compiere certi passi è difficile anche quando si hanno delle certezze, figuriamoci quando si hanno centinaia di dubbi amletici e/o esistenziali. ..che poi, voglio dire, ovviamente mi faccio sempre delle pare inutili e va a finire che smetto di vivere in maniera normale e mi paralizzo. nel cervello.
detto questo, e cambiando discorso, ultimamente sto leggendo "lolita" di nabokov, lettura che avevo sempre rimandato in tutti questi anni (spinta dalla mia amica laura che mi ha gentilmente prestato il libro, finalmente mi sono decisa ad iniziarlo. scritto in stile davvero magistrale, non c'è dubbio). ecco. mi sento un po' depressa. lei, 12 anni.. io, 20. e lei si da da fare più di me! ..lolita ti odio.
vorrei inoltre festeggiare i primi 1000 visitatori, ma non posso farlo in maniera adaguata perchè flick non mi fa uploadare foto. quindi, per celebrare la cosa, al primo di voi che commenterà questo post dedicherò uno dei miei mostrini che sarà postato quanto prima sul blog. per cui, accorrete siore e siori! accorrete! ;)
Irene
avviso per i gentili visitatori: il diario di un porto dio non è finito, non si è interrotto miseramente dopo sole 3 puntate. purtroppo mi vedo costretta a sospenderlo momentaneamente causa problemi con flickr. purtroppo ho superato il limite massimo di upload d'immagini del mese, quindi non posso postare le foto del viaggio. temo che dovrete aspettare ottobre per leggere delle mirabolanti avventure dei nostri eroi nelle terre nordiche. ma non disperate! verrete ripagati dell'attesa con le bellissime mascherine di capitan rugo! ;)
Irene
ecco, io avrei un dubbio. un quesito che mi tormenta. quindi interrogo TE, cliente del martedì sera. TU che sei l'oggetto della mia domanda. TU che sola puoi rispondere. quindi è a te che mi rivolgo, carica di speranze.
un'unica cosa mi preme sapere. ecco, io mi chiedo, quando tu arrivi la sera, truccata, cotonata, sculettante, col tuo uomo lampadato a braccetto, al cinema e ti presenti al bar per un caffè, dopo averlo bevuto, razza di oca giuliva, cosa, io mi chiedo COSA ti spinge a lasciare il tuo cazzo di chewing gum masticato e insalivato DENTRO la tazzina vuota? quale pensiero passa (se mai pensieri passano per il vuoto cosmico che riempie il tuo cranio) per la tua testa? non so.. ti ho fatto qualche torto? ti sto sulle palle per qualche motivo a me sconosciuto? non mi pare di conoscerti. indi, non credo di averti mai causato danni. allora forse provi gusto nel fare dispetti ad innocue, piccole ed insignificanti bariste come me? provi un brivido sapendo di commettere un'azione che sicuramente mi irriterà? oppure semplicemente nessuno in casa tua ti ha mai insegnato un minimo di rispetto per il lavoro altrui e un minimo di educazione da tenersi in pubblico? il cestino era a un metro di distanza. ti costava tanto sporgerti e buttare l'orrendo sbiascico grigiognolo nell'immondizia? allora perchè? dimmi, perchè? sono pronta ad ascoltare le tue ragioni. se hai una motivazione valida, potrei accettarla, senza farmi problemi. quindi fatti avanti, cliente del martedì sera. fatti avanti.
...che ti aspetto con una mazza ferrata.
Irene
ebbene sì, ho ceduto. ho ceduto alla tentazione di un'esistenza dettata dal glamour e dalla frivolezza. ho ceduto al pensiero di attirare sguardi. ho ceduto all'irresistibile voglia di un cambiamento, non necessariamente interiore, ma anche solamente esteriore come palliativo per una crescita spirituale (anche se in questo caso direi più una regressione). ho ceduto, memore di desideri e fantasie infantili (v. varie principesse rosa..). ho ceduto alle mute regole sociali imposte alle donne. ho ceduto, ho ceduto. più mi guardo indietro, più sento che potrei non reggere alla pressione della scelta che ho fatto. ho ceduto, e un po' me ne pento, ma ormai il danno è fatto. ho ceduto, ed il pensiero va immediatamente a un certo clichè (basta dare un'occhiata alla foto nel post precedente). ho ceduto, e che dio mi perdoni!!
...mi sono fatta bionda.
Irene
no, adesso.. sinceramente. mi chiedo sempre più spesso perchè tara reid non sia ancora morta.

...e tra atroci sofferenze per giunta.
Irene
sì, ho cambiato template.
Irene
terzo giorno, 9 agosto 2006. oslo
testo: irene
foto: irene
dunque. precisazione. se sono stanca, dormo e non mi svegliano nemmeno le cannonate. per cui.. se i miei due compagni di viaggio la sera escono (mezzo litro di birra: 6,50 euro..), e tornano (relativamente) tardi, ed io apro un occhio e biascico parole che dovrebbero assomigliare vagamente a: "vi siete divertiti?", e mi riaddormento di botto, allora forse sono parecchio stanca. e se al mattino, sempre i due intrepidi eroi maschili (siamo sicuri?) di questa vacanza mi chiamano, cercano di svegliarmi e non ci riescono (al che vanno da soli a far colazione lasciandomi nel paese dei sogni - avessi incontrato qualche personaggio di gaiman..), probabilmente ero addirittura MOLTO più stanca di quanto pensassi. detto questo, io NON sono sempre così.. fine precisazione.
usciti dall'ostello, capitan feddy si lascia prendere dal furore epico e si lancia di corsa verso mete a noi ignote, capicollando lungo il fianco della collina su cui è poggiata la nostra provvisoria dimora. dopo questo breve attimo di follia, ci dirigiamo (grazie ai potenti mezzi di trasporto pubblico norvegesi) verso il centro della città. oggi giornata culturale. ma prima di iniziare la nostra visita, una visione lascia mastro rugo senza parole. una figura si staglia davati a lui e, "spocchiosa", lo provoca. davanti alla stazione troneggia un'enorme tigre bronzea alta 2 metri. "ooh.." (altra precisazione: questo dovrebbe essere un'esclamazione di stupore, che non è graficamente nè foneticamente rappresentabile. ho fatto del mio meglio, ma solo chi conosce a fondo rugo, può immaginare il suono della pseudo-vocale che uscì dalla sua bocca). allorchè, il nostro impavido atleta ha un'idea. tenta di arrampicarsi sul dorso dell'immensa tigre, ma con scarsi risultati. tutto quello che ottiene è di riuscire ad appoggiarsi appena sopra la coda del gigantesco animale. ma porta comunque a termine il suo intento iniziale: alza un braccio verso il cielo e urla: "Per il potere di Grayskull!!". (tutto ciò è documentato in un esilarante filmato).
dopo esserci ripresi da questa cosa, raggiungiamo la nostra prima tappa: la cattedrale. chiusa. ma vaff.... niente, giriamo attorno alla costruzione qualche minuto, mentre decidiamo cosa fare. io scatto foto a caso. ah, da fuori è molto bella...
passiamo così al fulcro di questa giornata, la visita ai musei. primo, la galleria nazionale. ma prima ancora di entrare, all'esterno ci colpisce questo:
(bagni pubblici all'esterno della galleria nazionale. notare le scritte in cima..).
entriamo. l'esposizione è molto bella, nonostante ci sia una sorta di "percorso obbligato" fra le varie sale della galleria, assolutamente insensato. ma vabbè. ci consoliamo con "L'urlo".
prima di raggiungere il museo munch, abbiamo la bella pensata di prendere il traghetto e andare in una delle isolette di oslo. la più lontana naturalmente. decidiamo di pranzare lì.
(questi siamo io e il commodoro rugo -sempre con le sue bellissime mascherine-, mentre aspettiamo il traghetto. osservate il sole accecante. poi non sarà più così..)
così, raggiungiamo l'isola più distante dal parlamento. ovvero 10 minuti. 10 minuti dal parlamento e ci ritroviamo in mezzo a un bosco. e in mezzo al bosco c'è un laghetto con le paperelle e una panchina. che diventa il nostro regno. ci accampiamo e pranziamo.
(i due vichinghi reggiani nel boschetto..)
ed ecco che sentiamo le prime gocce d'acqua cadere dal cielo. "cosa vuoi che sia.. dai, adesso smette..". invece piove sempre più forte. tiriamo fuori gli impermeabili. ovviamente il mio è inutile e non tiene l'acqua. perchè mi piace farmi del male. "vabbè, dai.. non durerà poi molto..". ceeerto... il diluvio! fuggiamo dalla nostra postazione fra gli alberi e ci rifugiamo sotto la pensilina dove si aspetta il traghetto (tipo quella degli autobus, ma loro lo fanno coi traghetti). e piove sempre di più.
(scattata da sotto il nostro riparo. se si guarda la superficie dell'acqua si possono notare le gocce di pioggia. giusto per rendere l'idea)
torniamo quindi in centro (nel frattempo ha smesso di piovere), e dopo aver fatto scorta di caramelle gommose al metro (esatto. al metro. caramelle gommose tutti gusti al metro... sbav sbav..), arriviamo (chi fradicio di pioggia, chi no) al museo munch. bellissimo. le chine sono spettacolari, e ovviamente non c'è nessuna cartolina o che al negozio souvenir, che ne ritragga una! 'mbecilli..
torniamo comunque vittoriosi ai nostri giacigli, preparandoci alla partenza dell'indomani. ancora non sappiamo cosa ci aspetta, ma speranzosi guardiamo al futuro! verso il nord estremo!
Irene
secondo giorno, 8 agosto 2006. oslo.
testo: feddy, rugo e irene
foto: irene
Svegliati da un inquietante, nonchè ridicolo odore di porto (appena usciti dall'ostello rugo annusa l'aria, pregna di un mefitico odore di pesce e scarichi navali, ed esclama: "-sniff sniff- dio can.. c'è odor di porto. di porto dio, tra l'altro."), ci rassegnamo al nostro triste destino : rubare ai ricchi per dare ai poveri (noi). Perchè oggi tutti gli strilloni del globo annunciano all'unisono: Oslo, la capitale più cara del mondo! Ma vah!, a noi lo dici, trovati un lavoro vero, pagliaccio!
(il porto dio)
L'impeto violento dei nostri succhi gastrici non permette la perfetta irrorazione del cervello, consegnandoci in un posto a noi ignoto da cui siamo usciti vagando tra parchi e scorci meravigliosi per una capitale.
lo spirito di Thor ci guida per strade che in realtà non esistono, fino a scorgere un insieme di figure che a prima vista paiono umane. l'entrata del museo vichingo. all'interno scheletri di quelle che un tempo furono possenti navi guerriere, ad occupare interi saloni, invece di essere sepolte in mare, portate agli occhi di tutti (sì, di tutti quelli che hanno un portafogli rigonfio a portata di mano).
(feddy e rugo all'entrata del museo vichingo. per l'occasione la maschera di rugo è in tema)
la giornata volge al meglio, scoprendo un sole abbagliante, e noi proseguiamo la nostra marcia visitando parlamento e municipio della capitale norvegese, attraversando la via trendy e l'università (trendy anch'essa).
ma una figura ci richiama dall'alto della città. un ammasso di pietre e massi si fa beffe di noi. provocati, ci dirigiamo così alla conquista della fortezza medievale. il soldatino armato a guardia dei cannoni ci guarda e impassibile continua la sua marcia avanti e indietro. dalle mura possiamo vedere il nostro beneamato porto che stamattina ci ha regalato un così meraviglioso risveglio. dopo la visita all'interno, esplorando stanze che di quello che erano un tempo hanno poco, decidiamo di dedicarci ad una delle nostre attività preferite: lo svacco. per cui scendiamo nel parco sottostante e ci rilassiamo prima di fare un salto a vedere il giardino del palazzo reale (il quale i cittadini hanno deciso debba essere il posto migliore per prendere il sole ed allenarsi in una strana arte della spada che un po' ricorda i vichinghi di thor e un po' ricorda giocatori troppo presi di d&d) e tornare in ostello (dove mangeremo salame di carne di renna -sì, sì, le battute sono ammesse).
(la pazzia nel cervello all'interno della fortezza)
(quel che si vide svaccati nel parco)
(salame di carne di renna, involucro vuoto)
e la notte ci coglie sul tardi, quando i nostri occhi sono ormai chiusi e le nostre menti altrove.