Stupida sfortunata e polemica. A vostro rischio e pericolo.
*loading* visitatori.
intermittenza psicotica
Ognuno di noi ha qualche momento in cui magari non si riconosce completamente e dice o commette sciocchezze. Che rimangono nella storia, ovviamente. Sono intermittenze.
ogni volta che leggo sul giornale un articolo di igiaba scego, resto sempre piuttosto colpita.
lo so che la gente qui in italia è cambiata. che tanti sono diventati intolleranti. però è anche vero che, la maggior parte delle volte, il genere di notizie che igiaba porta alla luce vengono accantonate. razionalmente ognuno di noi sa che certe cose accadono. però se ne dimentica. me ne dimentico anche io, presa da questo nuovo governo tornato al fascismo anni '30, mi fisso sulle grosse questioni e lascio perdere quelle piccole. invece non bisognerebbe fare questo genere di errori.
mi reputo una persona buona e corretta. penso che il primo obiettivo di un'umanità migliore, di un'esistenza tranquilla, pacifica e giusta, debba essere una convivenza ed una tolleranza globale. tutto questo dovrebbe essere una cosa normale, dovrebbe essere una cosa naturale. ed invece no.
si dovrebbe partire col pensiero che siamo tutti uguali. ed ora comincia ad essere difficile pensarlo. non ci sono differenze nel colore della pelle, nell'orientamento sessuale, nel credo religioso. l'unica differenza che si presenta negli esseri umani è la capacità di pensare alla collettività, anzichè al proprio interesse. manca la capacità di integrazione. manca il senso comunitario (tra i mammiferi ed animali in generale, l'uomo è l'unico essere che ha sviluppato sistemi di difesa volti alla sopravvivenza personale, anzichè della specie...). quindi sì, una differenza c'è: tra chi è in grado di amare gli altri e vivere pacificamente insieme, e chi non è in grado di amare nessuno se non se stesso, portando avanti una politica dell'odio e e della guerra.
mi sento disgustata.
mi sento disgustata, piena di rabbia. mi sento derubata. mi sento delusa, amareggiata. ho paura.
questo "Paese" fa schifo. io non voglio vivere così, non voglio vivere in un posto del genere. non voglio sentirmi sporca e complice di questi schifosi e luridi fascisti, solo per il semplice fatto di vivere in Italia. voglio la protesta. vorrei vedere le manifestazioni e la democrazia funzionare almeno una volta. e invece niente. mi sento ancor più delusa ed inutile.
che schifo. ho la nausea, malessere diffuso. CHE. SCHIFO.
dresdenbell: "non so perchè, ma peter pan lo vedo assolutamente azzeccato! :)" luso: "sarà abbastanza famoso? Non dico quanto Corona o Noemi, ma almeno come Belen..." dresdenbell: "ma sì, dai... secondo me l'hanno appena ingaggiato per partecipare all'isola dei famosi. quindi va bene..." luso: "sì l'isola dei famosi che non c'è :)" dresdenbell: "proprio la battuta che andavo cercando... ;)" luso: "C'è anche il Grande Campanello, primogenito della famiglia di campanellino... e La Spugna, Hook Factor, Uomini e Fate, Amici di Wendy, Ballando Sotto la Seconda-stella-a-destra... :) sono un genio"
tempo addietro scrissi un post, nel quale dedicai mentalmente questa canzone ad una persona. ora riascoltandola, mi rendo conto che posso dedicarla solo a me stessa.
ogni volta che una delle mie relazioni finisce, e resto single (il che capita abbastanza di frequente, mi duole ammetterlo), attraverso immancabilmente un periodo, per così dire, “nostalgico”. ma, come ho già detto altre volte, solitamente non è la persona in sé a mancarmi. sono stata davvero innamorata solo una volta nella mia vita, e solo quella persona mi è mancata veramente. per il resto sento la mancanza del mero contatto fisico. ma non del sesso.
mi mancano gli abbracci. mi manca avere qualcuno da circondare, e dal quale farmi avvolgere. mi mancano gli abbracci teneri ed incondizionati, dati in piedi, mentre affondi il viso nell'incavo tra la spalla ed il collo e resti a sentire il suo profumo. mi mancano gli abbracci del primo mattino, quando ti svegli, apri gli occhi, fissi la parete, e subito ti senti avviluppare da un paio di braccia che ti trascinano verso il legittimo proprietario. giusto per iniziare bene la giornata. mi mancano gli abbracci focosi, quelli che ti sollevano da terra, che ti fanno capire quanto ti desidera. magari non è vero, ma il risultato lo ottengono lo stesso... mi mancano gli abbracci scherzosi di quando per gioco ti cinge la vita, ed improvvisa un balletto. perchè è stupido e divertente, e perchè lui sa che è questo il genere di stupidaggini che ti fa ridere.
sono queste le cose che mi mancano alla fine di un rapporto, dopotutto.
c'è chi ha detto che se avessi ancora un padre, che se non avessi subìto quel trauma, forse non andrei cercando tutto questo affetto (che sento mancarmi immensamente). che non avrei così paura di restare sola.
in realtà sono convinta non sia così. anche prima della morte di papà, sentivo questa carenza. forse è qualcosa che va al di là.
forse non è solo ricerca d'affetto, forse si tratta anche del bisogno di avere qualcosa di saldo a cui potermi aggrappare, per non cadere ancora.
so che emotivamente sono piena di appigli, ma probabilmente a volte non basta.
"Era il quarto giorno, ed era l’alba. Sul palco c’era Jimi Hendrix che sembrava scatenare la folgore con la chitarra elettrica, e di fronte a lui, in un paesaggio apparentemente devastato, gli ultimi testimoni di un evento che, a modo suo, stava mutando i connotati della storia del novecento. In 400 mila - certi pensano che fossero un milione - si erano riversati sul prato della fattoria del signor Yasgur, a Bethel, per quello che è passato alla storia come il Festival di Woodstock. Dovevano essere solo tre giorni di pace, amore e musica, e fu invece il momento culminante di un processo sociale e culturale che trasformò i giovani in soggetto politico globale, la musica in un collante identitario formidabile, e quella immensa distesa umana nella prima incarnazione di qualcosa che fino a quel momento era stata solo un’utopia. Certo, c’era della grande, grandissima, musica, qualcosa che mai era stata ascoltata e vissuta in quel modo - Hendrix, gli Who, gli «esordienti» Crosby Stills Nash & Young e Santana, i Jefferson Airplane, ma anche Joe Cocker, i Creedence, Joan Baez e Sly & the Family Stone e tantissimi altri - c’era la gente che girava nuda, quelli che ballavano sotto la pioggia torrenziale, le ragazze che partorivano (si segnalarono due o tre parti, durante il festival), qualche visionario lisergico a cantare nenie orientali. Sembrò che mai prima d’allora fossero stati così vicini l’apocalisse e l’alba di una nuova era: le autorità avevano dichiarato lo stato d’emergenza, gli elicotteri volteggiavano nel cielo come sopra Saigon, il primo giorno il traffico era completamente congestionato in un raggio di svariati chilometri, il campo del signor Yasgur completamente distrutto. [...] l’allora sconosciuto Martin Scorsese, oltre a montare successivamente il film, dirigeva le riprese sul palco: quelle che hanno portato ad ogni angolo della terra le espressioni di Hendrix mentre suona un Inno americano distorto e ululante come le sirene, le bombe e le mitragliatrici del Vietnam."